giovedì 22 gennaio 2009

"Il libro dei deportati" di Mantelli, Tranfaglia, Cassata, D'Amico e Villari

27 gennaio - Giorno della Memoria.
In libreria "Il libro dei deportati - I deportati politici 1943-45":
i nomi, i dati anagrafici e la storia di 23.826 italiani nei lager nazisti.


Il 27 gennaio, Giorno della memoria delle vittime delle persecuzioni nazifasciste, Mursia manda in libreria IL LIBRO DEI DEPORTATI. I deportati politici 1943-45, una monumentale opera che in 2.554 pagine raccoglie i nomi, i dati anagrafici, le storie di 23.826 italiani (22.204 uomini e 1.514 donne) che furono deportati nei lager nazisti per motivi politici. Di questi 10.129 non tornarono.
IL LIBRO DEI DEPORTATI è il risultato di una ricerca promossa dall'Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati; per sei anni, sotto la direzione di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, i ricercatori del Dipartimento di Storia dell'Università di Torino (Francesco Cassata, Giovanna D'Amico, Giovanni Villari) hanno lavorato sugli archivi ufficiali dei campi di concentramento, dei ministeri dell'Interno di Austria e Germania e della Croce Rossa incrociando le informazioni con gli elenchi dei deportati che in questi decenni sono stati ricostruiti e conservati sia da singoli deportati e dalle loro associazioni, sia da istituti storici locali.
Un lavoro metodico e puntuale, sostenuto dal contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e dall'Assessorato Cultura della Regione Piemonte, che ha consentito di realizzare non solo il primo elenco sistematico dei deportati politici ma anche uno studio statistico sull'universo concentrazionario e sulle dinamiche che lo governavano.
Nell'appendice statistica di 200 pagine che chiude il volume sono raccolte le cifre della tragedia. Il primo dato che emerge è che nessuna regione italiana è stata risparmiata; le città più colpite sono quelle del Nord: 1.306 deportati di Udine; 1.304 i triestini; 1.287 i goriziani; 1.042 i milanesi; 493 i torinesi; ma c'erano anche palermitani (186), cagliaritani (2), napoletani (481).
Antifascisti della prima ora, partigiani, prigionieri di guerra ma anche criminali abituali detenuti nelle carceri italiane e consegnati dalla Repubblica di Salò ai tedeschi, asociali, politici ebrei, lavoratori civili emigrati in Germania, cattolici: per ciascuna di queste categorie nei campi di sterminio c'era una sigla di identificazione. 11.432 furono designati come 'Schutzhaftling' (deportati per motivi di sicurezza), 3.723 come 'Politisch' (in buona parte già presenti nel Casellario politico centrale dell'Italia fascista), 801 erano AZR, abbreviazione di "Arbeitszwang Reich", ovvero 'asociali', categoria di solito attribuita ai criminali comuni e in alcuni casi a soldati imprigionati dopo l'8 settembre. Kfg, "Kriegsgefangene" erano i prigionieri di guerra; BV, "Berufsverbrecher", criminali comuni; altri ZA, "Zivilarbeit", lavoratori civili; "Geistlicher", religiosi; "Pol Jude" o "Schutz Jude" erano gli ebrei considerati anche oppositori politici.
Diversa la classificazione ma uguale il destino: schiavi del Terzo Reich, manodopera per le esigenze della macchina bellica di Hitler. Le morti furono, sul totale, 10.129, una percentuale vicina al 50%, che arrivò al 55% nel lager di Mauthausen. Fu tuttavia Dachau, con 9.311 persone, il luogo con il maggior numero di deportati politici; a seguire, Mauthausen con 6.615, Buchenwald con 2.123, Flossenburg con 1.798, Auschwitz con 847 e via via gli altri campi. Dall'incrocio dei dati, balza evidente il fatto che oltre il 25% dei deportati fu catturato in operazioni di rastrellamento: in 716 di queste - di cui si conosce la composizione dei reparti - ben 224 (il 31,3%) furono condotte unità militari o di polizia di Salò.
Il libro sui deportati politici - nato dalla volontà di due ex deportati, Bruno Vasari, sopravvissuto a Mauthausen e per anni presidente dell'Aned di Torino, che ha ideato il progetto di ricerca e da Italo Tibaldi che come responsabile della "Sezione ricerche" dell'Aned ha promosso il censimento dei deportati e la predisposizione del primo archivio - prosegue il lavoro che Mursia ha iniziato con IL LIBRO DELLA MEMORIA di Liliana Picciotto, l'elenco con dati biografici di 8000 ebrei deportati dall'Italia e dal Dodecaneso.
I censimenti dei deportati ebrei e dei politici sono parte centrale di un lavoro editoriale che dagli anni Sessanta vede Mursia impegnata nella pubblicazione di memorie di sopravvissuti ai lager. 120 i titoli finora pubblicati nella collana LIBRI PER NON DIMENTICARE.

IL LIBRO DEI DEPORTATI
di Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia, Francesco Cassata, Giovanna D’Amico e Giovanni Villari
MURSIA
Pagine 2554
Euro 120,00
Codice: 14071H
EAN 978-88-425-4228-5

mercoledì 21 gennaio 2009

"Grandi Opere" di Marco Cedolin

La costruzione delle grandi opere infrastrutturali imposta dai governi di vari paesi ai propri cittadini sta seriamente minacciando la qualità della vita delle zone coinvolte a causa dell'impoverimento delle risorse economiche, energetiche e ambientali che la realizzazione di queste infrastrutture comporta.

Dalla TAV al Mose, dalla diga delle Tre Gole in Cina alle 300 isole artificiali al largo di Dubai, dal deposito per le scorie nucleari di Yucca Mountain all'Eurotunnel, dalla Stazione Spaziale Internazionale ISS all'oleodotto BTC, le grandi opere arricchiscono enormemente i grandi gruppi finanziari e industriali, ma producono miseria e sofferenza tra le popolazioni che sono chiamate a finanziarle.

In questo contesto, l'autore ricostruisce con dovizia di particolari gli intrecci che legano economia, potere e criminalità, e che stanno alla base dell'assurda convinzione secondo cui solo la crescita del prodotto interno lordo può favorire il miglioramento della qualità della vita.

Marco Cedolin, nato a Torino nel 1963, vive in Val di Susa nel piccolo comune di Mompantero. Scrittore e studioso di economia, ambiente e comunicazione, collabora da anni con alcuni fra i più importanti siti web. E' fra i soci fondatori del Movimento per la Decrescita Felice di Maurizio Pallante e fa parte del Movimento NO TAV valsusino.
Ha pubblicato “TAV in Val di Susa un buio tunnel nella democrazia”, Arianna editrice 2006, "Grandi Opere le infrastrutture dell'assurdo" Arianna editrice 2008,ha contribuito alla pubblicazione di "Un programma politico per la decrescita" Edizioni per la decrescita felice 2008 curato da Maurizio Pallante e "Lo Stivale di Barabba" Macroedizioni 2008 curato da Stefano Montanari,collabora regolarmente alla rivista Il Consapevole ed al giornale web Terranauta dove cura la rubrica Biohazard, ed ha al suo attivo centinaia di articoli aventi per oggetto tematiche sociali, ambientali e politiche.


"GRANDI OPERE"
LE INFRASTRUTTURE DELL'ASSURDO
di Marco Cedolin
ARIANNA EDITRICE
Pubblicazione: 01/2008
Numero di pagine: 256
Prezzo: € 12,90
ISBN-13: 9788887307603
ISBN: 8887307601

martedì 20 gennaio 2009

"1968. L'autunno di Praga" di Demetrio Volcic

Con il temperamento narrativo del grande giornalista e l’oggettività di chi fu testimone diretto, il racconto lucido, appassionato e commosso della «primavera» di Praga.

Testo risvolto «Mi misi alla ricerca dei sopravvissuti. Praga si presentava nella sua veste peggiore. La fuliggine di una città che ancora si scaldava a carbone copriva il paesaggio urbano di grigio e grigi erano i cappotti, le case, grigie le cravatte». La Praga dell’era sovietica portava due piaghe, successive nel tempo: il colpo di Stato del 1948, con la repressione dei democratici, antinazisti ma che non potevano convivere con lo stalinismo, il patriota Jan Masaryk in testa, vittima di un sospetto suicidio; e, vent’anni dopo, la «primavera» di Alexander Dubcek, soffocata dall’invasione straniera. Successive, ma, nell’esperienza delle generazioni, in realtà sovrapposte, visto che la memoria del 1948 fermentava vivissima nelle speranze del 1968. Volcic era a Praga, corrispondente della RAI, e in questa testimonianza storica evidenzia la sovrapposizione: i giorni della «primavera», visti dalla strada, e insieme il modo in cui, tra le persone, riemergevano i ricordi del 1948, grazie ai nuovi, brevi, spiragli di libertà.

(Nota di Sergio Valzania)


Demetrio Volcic per un quarto di secolo corrispondente estero della RAI, direttore del TG1 nel '93 e '94, senatore dal '97 al 2001, eurodeputato dal '99 al 2004. Ha pubblicato tra l'altro: Mosca, I giorni della fine; Sarajevo. Quando la storia uccide; Est. Andata e ritorni nei paesi ex-comunisti; Il piccolo zar e, con questa casa editrice, 1956. Krusciov contro Stalin (2006).

Demetrio Volcic
"1968. L'autunno di Praga"
Collana: Alle 8 della sera
Anno: 2008
ISBN: 88-389-2296-9
Pagine: 192
Prezzo: 12.00 Euro

Il libro verrà presentato sabato 24 gennaio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio e in onda su Rai Tre dalle 20,10 alle 21,30. Ospite in studio Demetrio Volcic.

lunedì 19 gennaio 2009

"Un Paese di Baroni" di Davide Carlucci e Antonio Castaldo

LA RIVOLTA CONTRO I BARONI DELL'UNIVERSITA’.
BASTA CON TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE E CRIMINALITA’.
ECCO COME NON FUNZIONA L'UNIVERSITA ITALIANA


“Non ho mai conosciuto nessuno che sia diventato professore solo in base ai propri meriti”.

Paolo Bertinetti, Preside della facoltà di Lingue e letteratura, Torino.

“Sfogliando l’ultimo annuario accademico sembra di leggere le tavole della legge di Mendel, tale è la regolarità con cui si succedono i nomi dei padri e dei figli nella stessa professione, nella stessa facoltà, spesso nella stessa cattedra.”
Lino Jannuzzi, «L’espresso», 1965.

“A Bologna ci sono due lobby, massoneria e Cl. Controllano la Sanità e la facoltà di Medicina. È sempre stato così. È uno spaccato inquietante.”
Libero Mancuso, ex magistrato, assessore comunale a Bologna.

"Se non si spezza questa catena, i giovani saranno a immagine e somiglianza di chi li ha arruolati, e tutto rimarrà uguale.”
Carlo Sabbà, professore, si è ribellato al sistema dei concorsi truccati".

- Se non vengo io, tu non sarai nominato preside.
- Che cosa vuoi in cambio?
- Due miei parenti falli entrare…

Ricostruzione di un dialogo tra docenti, dalla deposizione di Massimo Del Vecchio, professore di Matematica, Bari.

Da pagina 114 di "Un Paese di baroni":
“I rettori hanno famiglia in 25 delle 59 università statali italiane. Quasi il 50 per cento (il 42,3) ha nella medesima università un parente stretto, quasi sempre un altro docente.”

(tratto da www.chiarelettere.it)

Davide Carlucci è giornalista de “la Repubblica”. Lavora alla redazione di Milano.

Antonio Castaldo è giornalista del “Corriere della Sera”. Lavora a Milano.

"UN PAESE DI BARONI"
di Davide Carlucci e Antonio Castaldo
Chiarelettere Editore
Principio Attivo
Pagine 336
Prezzo 14,60

Il libro verrà presentato il 26 gennaio a Milano, alla libreria Fnac, in via Torino 18. Saranno presenti gli autori.

venerdì 16 gennaio 2009

"La notte che Pinelli" di Adriano Sofri

Una storia di ieri, raccontata a chi c’era, e forse pensa di conoscerla, e specialmente a chi non c’era e ha voglia di sapere e capire.

È la vecchia storia del ferroviere anarchico che venne giù dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano. Quarant’anni fa, più o meno. Quelli che allora c’erano, ciascuno a suo modo, credono di saperla. Be’, non la sanno. In nessuno di quei modi. Figurarsi quelli che non c’erano. Figurarsi una ragazza di vent’anni, di quelle che fanno le domande. Anch’io credevo di saperla. Poi ho ricominciato daccapo.


Adriano Sofri, giornalista e scrittore, è nato a Trieste nel 1942. Ha già pubblicato: Memoria (1990), L’ombra di Moro (1991), Le prigioni degli altri (1993), Il nodo e il chiodo (1995), Lo specchio di Sarajevo (1997), Piccola posta (1999), Chi è il mio prossimo (2007) e Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l’aborto (2008).

Adriano Sofri
"La notte che Pinelli"
Editore: Sellerio
Collana: La memoria
Num. di collana: 772
Anno: 2009
ISBN: 88-389-2371-X
Pagine: 304
Prezzo: 12.00 Euro

giovedì 15 gennaio 2009

"Intellettuali, dittatura, razzismo di Stato" di Giovanni Rota


Quale atteggiamento hanno avuto gli intellettuali nei confronti del razzismo di Stato novecentesco? Che consapevolezza hanno avuto di quanto accadeva?
I cinque saggi qui raccolti intendono contribuire a rispondere a questi quesiti ripercorrendo le significative vicende di alcuni filosofi e intellettuali nel contesto dei regimi totalitari e razzisti. La figura di Giovanni Gentile viene così considerata tenendo conto in particolare della legislazione del 1938, un passaggio decisivo nella storia del fascismo, che però non venne riconosciuta come tale dal filosofo. Diversamente da Gentile (la cui posizione rifletteva quella di larga parte dell'intellettualità italiana del periodo), Julius Evola, il più conosciuto e discusso tra i razzisti italiani, costruì una sistematica teoria della razza. Giorgio Levi Della Vida fu invece vittima delle leggi razziali dopo essere già stato discriminato nel 1931 per le sue idee, quando fu tra i pochissimi professori universitari che si rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo. La riflessione filosofica di Adriano Tilgher, uno dei primi e più acuti interpreti del fascismo e della relazione tra esso e la filosofia gentiliana, è l'espressione esemplare di una cultura resa politicamente innocua e poi lasciata relativamente libera di svilupparsi secondo modalità inoffensive. Completa il volume un profilo di Jean Améry, vittima del razzismo di Stato e interprete critico del ruolo svolto dagli intellettuali nel XX secolo.

Giovanni Rota : laureato in filosofia all'Università degli Studi di Milano e Dottore di ricerca in filosofia all'Università di Torino, collabora con le cattedre di Filosofia morale e di Storia della Filosofia morale della Statale di Milano. Presso il medesimo Ateneo, è docente alla Scuola di specializzazione per l'insegnamento SILSIS-MI, classe di Scienze umane. Collabora con la Sede di Milano dell'Istituto Cnr per la storia del pensiero filosofico e scientifico. Si occupa principalmente della storia della filosofia italiana fra Otto e Novecento. Ha pubblicato il libro Giuseppe Gangale. Filosofia e protestantesimo (Claudiana, Torino 2003).

"Intellettuali, dittatura, razzismo di stato"
Giovanni Rota
Editore: Franco Angeli (collana Filosofia)
Data di Pubblicazione: 2009
ISBN: 9788856802597
Dettagli: p. 208

"La luna e l'aquilone" di Emilio Salemme

Il tempo della memoria riposto nella coscienza più intima di un fanciullo.
"La luna e l'aquilone" fonde malinconia e l'amaro sorriso del "guardarsi indietro", come cura per un animo inquieto e disilluso. Situazioni e personaggi vengono riproposti attraverso una trasfigurazione lirica e la realtà che ha catturato la sua parte più intima, diventa sogno colorato e limpido.



Emilio Salemme nasce a Melfi nel 1959 dove vive e lavora. È titolare della cattedra di Storia e Filosofia presso il locale Liceo Scientifico. Da oltre dieci anni ha incarichi di docenza e di supervisione presso L'Università degli Studi della Basilicata. La Luna e l'aquilone è la sua prima opera narrativa.

Emilio Salemme
La luna e l'aquilone
AltroMondo Editore
Prezzo: 14,00 €
Pagine: 174
Codice ISBN: 978-88-6281-164-4

Il testo verrà presentato sabato 17 gennaio, alle ore 17,30, presso la libreria "IL LIBRO", di via Bagno 20 a Melfi (PT). Sarà presente l'autore, Emilio Salemme.


martedì 13 gennaio 2009

"La terza nazione del mondo" di Matteo Schianchi

La vicenda Pistorius ha mostrato a tutti che gli effetti negativi della disabilità possono essere contenuti, ma la realtà quotidiana del disabile è ancora un percorso a ostacoli, fatto di barriere fisiche, di pregiudizi psichici, di sguardi pieni di rifiuto.

Sono 650 milioni i disabili nel mondo, oltre il 10 per cento della popolazione globale. Tutti insieme popolerebbero la terza nazione del mondo dopo Cina e India. In Italia, sono circa 6 milioni, la seconda regione dopo la Lombardia. Sono le vittime di malattie congenite o acquisite, traumi psichici, incidenti sul lavoro e stradali, tumori.
L’handicap non solo coinvolge molte persone, ma riguarda tutti poiché le sue cause stanno nei rischi, nelle fatalità, nelle casualità cui sono soggette le nostre esistenze. Proprio perché la temiamo, rifiutiamo la disabilità, la sua vista ci disturba e ci inquieta. L’handicap è un trauma che sconvolge i corpi, le soggettività, le relazioni degli individui e del mondo circostante. L’handicap è lutto della perdita della “normalità”, non una menomazione, ma una specifica condizione umana.
Ma non esiste handicap senza sguardo sull’handicap. Questo sguardo è pieno di rifiuto, pregiudizi, pietismo provati dai “normali” sui disabili e dai disabili su se stessi: qui si creano e si alimentano il rifiuto e l’emarginazione. Uno sguardo stigmatizzante che in realtà ha profonde radici psicologiche e culturali.
Lo stato sociale è ancora insufficiente, nella prevenzione e nelle risposte alle forme di handicap, e dovrebbe rifarsi alla recente dichiarazione Onu dei diritti dei disabili, non ancora ratificata dall’Italia. Le politiche sono incentrate sull’assistenzialismo, ma hanno buchi strutturali che fanno dell’integrazione una chimera: barriere architettoniche, risorse insufficienti, leggi parzialmente applicate, nessuna fornitura di strumenti psicologici per affrontare il trauma. Questi deficit contribuiscono a sommergere i disabili nelle difficoltà quotidiane, nelle solitudini, nelle forme di povertà, in vite completamente sacrificate all’handicap.

Matteo Schianchi: laureato in Storia contemporanea, ha studiato presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Svolge attività di ricerca storica e lavora come traduttore di saggistica. Ha partecipato agli Europei e ai Mondiali di nuoto con la nazionale italiana di sport disabili.

"La terza nazione del mondo"
I disabili tra pregiudizio e realtà
di Matteo Schianchi
Editore Feltrinelli
Collana: Serie Bianca
Pagine: 176
Prezzo: Euro 14
In libreria dal 15 gennaio 2009

lunedì 12 gennaio 2009

"Gli anni delle toghe" di Antonio Franchini e Giuseppe Pietrobelli


Anche se l’incipit potrebbe farlo pensare, il libro non appartiene al genere memorialistico. Spesso, Avvocati di grande successo hanno ceduto e cedono ad una simile tentazione, pericolosamente contigua ad una autocelebrazione di tipo narcisistico.

Non è questo il caso. Perché non sono i successi professionali a costituire l’oggetto della narrazione, bensì l’esperienza o meglio, le esperienze, che progressivamente, quasi impercettibilmente, si condensano su un valore che ogni penalista riconosce immediatamente: la dignità della toga che indossa.

Ed è valore che non è in vendita, anche se, come Franchini ha cura di precisare, la remunerazione economica da parte del cliente sembra qualche volta offuscare la prevalente componente di servizio reso nell’interesse del cittadino. Chi dell’Avvocatura ha autentica consapevolezza, sa bene che non potrà mai separare impegno tecnico e lealtà professionale da genuina passione civile.

E Antonio Franchini, in questi appunti, offre appunto esemplare testimonianza di una vita professionale che si è svolta all’insegna di questa necessaria congiunzione. Se la si trascura, si può fare l’avvocato (magari di grande successo), ma non si è mai Avvocati. Franchini lo ha ben presente, e lo sottolinea in uno dei capitoli più intensi del suo lavoro. «È come si porta la toga che segna la differenza». Si potrebbe aggiungere: è anche a che la si lascia. Ma Antonio Franchini, oltre all’amatissima Sarah, ha tanti altri degni eredi. È questa, mi pare la rigenerazione che andava cercando.

MARCO ZANOTTI

Antonio Franchini è nato a Venezia nel 1944. Laureato a Padova in Giurisprudenza nel 1970, ha intrapreso la professione di avvocato nel 1972. Da giovane ha coltivato la passione per il teatro, ma di fronte al dilemma tra la veste dell’attore e la toga del penalista ha scelto quest’ultima. È stato presidente dell’Ordine degli Avvocati di Venezia, presidente dell’Unione Triveneta degli Ordini, coordinatore nazionale dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, Consigliere Nazionale Forense e Presidente della Fondazione «Feliciano Benvenuti». Attualmente è presidente della Camera Penale Veneziana. 



Giuseppe Pietrobelli è nato a Schio nel 1953. Dal 1991 è inviato speciale de «Il Gazzettino», quotidiano per il quale ha raccontato il vecchio e il nuovo terrorismo di matrice brigatista o neofascista, le inchieste di Mani Pulite e il disfacimento di un sistema politico, gli scandali del Palazzo e le stragi di mafia, i misfatti della Mala del Brenta e i fenomeni politico-sociali del Nord-Est.


Gli anni delle toghe
Appunti di un avvocato 1972-2007
prefazione di Massimo Cacciari
Editore Marsilio
Gli specchi, pp. 208, € 15,00.

venerdì 9 gennaio 2009

"Insieme - Voci della West-Eastern Divan Orchestra" di Elena Cheah

Nel 1999, Daniel Barenboim ed Edward Said danno vita al grande progetto della West-Eastern Divan Orchestra. Elena Cheah – violoncellista della Staatskapelle Berlin e della stessa Divan Orchestra – ce ne racconta la storia, attraverso una serie di ritratti che testimoniano le differenti identità dei musicisti, i conflitti, gli affiatamenti, le speranze.

Il libro
Attraverso le vite di alcuni musicisti della West-Eastern Divan Orchestra, Elena Cheah ricostruisce il percorso e il senso di uno dei progetti culturali di più forte rilevanza civile che hanno preso forma tra la fine del secolo scorso e il nuovo millennio. La West-Eastern Divan Orchestra fonde nel proprio organico professionisti arabi e israeliani. Le testimonianze qui raccolte mettono in luce la vitalità, le problematicità, gli entusiasmi che stanno intorno a quella forma tutt’affatto particolare di armonia che è il lavoro collettivo dell’orchestra. Concepita proprio come laboratorio di pace, la West-Eastern Divan Orchestra, è letta, in queste pagine, da molteplici prospettive che pigiano talora sul pedale esistenziale, talora su quello politico, talora su quello della costruzione di una professionalità musicale, al di fuori dei condizionamenti e delle traversie di un mondo ancora diviso e conflittuale.
Sull’esperienza della West-Eastern Divan Orchestra, Paul Smazcny ha girato un fondamentale documentario:Knowledge is the beginning.


Elena Cheah : ha iniziato lo studio del violoncello all’età di quattro anni e ha proseguito i suoi studi alla Julliard School. Ha suonato in numerose orchestre tra cui la Mahler Chamber Orchestra, L’Ensemble Modern, la Filarmonica di Berlino, l'Orchestra Tonhalle di Zurigo, la Staatskapelle di Berlino e la Divan Orchestra.

Insieme
Voci della West-Eastern Divan Orchestra
di Elena Cheah
Editore: Feltrinelli
Traduzione: Laura Noulian
Contributi: Daniel Barenboim
Collana: Varia
Pagine: 304
Prezzo: Euro 18
In libreria dal 15 gennaio 2009


Elena Cheah incontra il pubblico, il 20/01/2009, alle ore 18:30 presso Libreria Feltrinelli in Piazza Piemonte 2, a Milano.

mercoledì 7 gennaio 2009

"Il Paese della vergogna" di Daniele Biacchessi

L'ultimo libro di Daniele Biacchessi, giornalista di Radio24, racconta le grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia dal 1944 al 1993, dal punto di vista degli esiti giudiziari. Trovati i colpevoli? A che punto sono le indagini? Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, treno Italicus, stazione di Bologna… Le stragi impunite dalla parte delle vittime. L’Italia delle verità negate.

E ancora, com’era avere vent’anni, con le storie di Fausto e Iaio, Piero Bruno e dei cinque anarchici del Sud. I delitti di mafia, con Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli, Falcone e Borsellino, don Pugliesi, Libero Grassi.

Il paese della vergogna contiene flash, racconta circostanze, dà volti a nomi e personaggi, ne colora i contorni, li mette insieme, infonde e intreccia emozioni, ma soprattutto sollecita la coscienza civile, quella che parla di altri ma che si riferisce proprio a noi stessi. Ci sveglia da una letargia pericolosa e profonda, ci scuote e ci invita a meditare.

Un libro sulla cronaca nera e giudiziaria, ma soprattutto una testimonianza appassionata scritta dalla parte delle vittime, dei familiari delle vittime e di chi ancora aspetta che sia fatta giustizia.

Quarta di copertina
"Ci manca solo che le stragi di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema siano rievocate come delle liete scampagnate delle SS".
Giorgio Bocca, L’espresso

Inoltre, Daniele Biacchessi porterà il libro in tutta Italia grazie ai suoi spettacoli di teatro civile: La storia e la memoria, Fausto e Iaio, La speranza muore a 18 anni, Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato, Storie d'Italia.

Il sito di Daniele Biacchessi

Daniele Biacchessi: giornalista e scrittore, è vicecaporedattore di Radio24-Il Sole 24 Ore. Conduce i programmi Giallo e Nero e Storia. È autore, regista e interprete di teatro narrativo civile. Tra i suoi libri ricordiamo Fausto e Iaio (1996), Walter Tobagi. Morte di un giornalista (2005) e Una stella a cinque punte (2007), pubblicati da Baldini Castoldi Dalai.

Editore Chiarelettere
Pagine 144
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi

venerdì 2 gennaio 2009

"Gomorra" di Roberto Saviano

PER I VISITATORI DE "IL CIRCOLO PICKWICK" GOMORRA E' IL MIGLIOR LIBRO DEL 2008.
L'OPERA DI ROBERTO SAVIANO E' STATA LA PIU' VOTATA NEI MESI DI LUGLIO, AGOSTO, NOVEMBRE E DICEMBRE.

Un viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra.

Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri.
Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più: da un lato un'organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall'altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell'immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de Il corvocon Brandon Lee. Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia. In questo libro avvincente e scrupolosamente documentato Roberto Saviano ha ricostruito sia le spericolate logiche economico- finanziarie ed espansionistiche dei clan del napoletano e del casertano, da Secondigliano a Casal di Principe, sia le fantasie infiammate che alle logiche imprenditoriali coniugano il fatalismo mortuario dei samurai del medioevo giapponese. Ne viene fuori un libro anomalo e potente, appassionato e brutale, al tempo stesso oggettivo e visionario, di indagine e di letteratura, pieno di orrori come di fascino inquietante, un libro il cui giovanissimo autore, nato e cresciuto nelle terre della più efferata camorra, è sempre coinvolto in prima persona. Sono pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove davvero nessuna immaginazione è in grado di arrivare.

Roberto Saviano: laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove è stato allievo dello storico meridionalista Francesco Barbagallo, collabora con "L'espresso" e "la Repubblica". Suoi racconti e reportage sono apparsi su Nuovi Argomenti, Lo Straniero, Nazione Indiana, Sud, e si trovano inclusi in diverse antologie fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane (Minimum Fax 2005), e Napoli comincia a Scampia (L'Ancora del Mediterraneo 2005). Vive sotto scorta dal 13 ottobre 2006.
Gomorra ha vinto il Premio Viareggio-Repaci Opera Prima, il Premio Giancarlo Siani, il Premio Dedalus, il Premio Lo Straniero, il Premio Letterario Edoardo Kihlgren Opera Prima, il Premio Tropea, il Premio Vittorini per l'impegno civile il Premio Guido Dorso per la Letteratura. Nel gennaio 2008 ha superato un milione e 200 mila copie vendute in Italia, ed è stato tradotto in 43 paesi.

"GOMORRA"
Editore: Mondadori
Anno: 2006
Collana: STRADE BLU
Pagine: 336
ISBN: 978880455450