giovedì 16 aprile 2009

"La nuova ecologia politica" di Jean-Paul Fitoussi e Éloi Laurent

“Noi crediamo che sia possibile proseguire sul cammino dello sviluppo umano senza sacrificare gli ecosistemi terrestri, ma a condizione di far crescere il nostro livello di esigenza democratica. L’eguaglianza ecologica è la chiave dello sviluppo durevole. Ma questa nuova ecologia politica ha bisogno, per cominciare, di un grande sforzo di revisione intellettuale.”

La crisi odierna del capitalismo sta scuotendo in profondità non solo le istituzioni finanziarie internazionali e i bilanci pubblici di quasi tutti gli stati, ma gli stessi paradigmi dominanti nel campo delle scienze economiche.

Occorre ripensare seriamente, in questo contesto, le possibilità stesse di un nuovo sviluppo, e avere il coraggio di rimettere in discussione premesse che sembravano fino a oggi scontate. Il nuovo paradigma – argomentano in questo libro Jean-Paul Fitoussi ed Éloi Laurent – dovrà fondarsi su un’idea di economia aperta, cioè di un’economia consapevole del suo contesto ambientale, sociale e politico.

Non è infatti la teoria economica in se stessa che bisogna incriminare per i disastri attuali, ma la sua definizione ristretta come scienza di processi autonomi.

La crisi alimentare ed energetica mondiale, non meno della crisi finanziaria, ci riporta viceversa al rapporto essenziale che deve esistere tra la ripartizione dei “mezzi di sussistenza” e la ripartizione del “diritto a sussistere”, tra ecologia, giustizia sociale e democrazia.

Un nuovo sviluppo potrà essere sostenibile, da questo punto di vista, solo se sarà democratico, nel senso che saprà assicurare a ciascuno il diritto a sussistere. Detto altrimenti: l’unica decrescita davvero importante è la decrescita delle disuguaglianze.


Jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut d’études politiques di Parigi e presidente dell’Ofce, l’Osservatorio francese delle congiunture economiche. I suoi libri più recenti usciti in Italia sono Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’Europa (il Mulino 2003) e La democrazia e il mercato (Feltrinelli 2004). È editorialista de “la Repubblica”.

Éloi Laurent è economista senior presso l’Ofce e professore presso l’Institut d’études politiques di Parigi, il Collège des hautes études européennes e la Stanford University.

"La nuova ecologia politica"
Economia e sviluppo umano
di Jean-Paul Fitoussi e Éloi Laurent
Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Pagine: 128
Prezzo: Euro 14
In libreria dal 23 aprile 2009

mercoledì 15 aprile 2009

"Il libro che lo Stato italiano non ti farebbe mai leggere" di Gianni Flamini

La Costituzione recita: «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro » ma, quando ci si immerge nella storia segreta del Belpaese, il sospetto è che, al di là delle intenzioni dei padri della Patria, il nuovo ordine repubblicano sia stato mantenuto con le mistificazioni, i depistaggi e, soprattutto, con le stragi.

Dall’eccidio di Portella della Ginestra allo stragismo mafioso degli anni Novanta, Gianni Flamini affronta il lato oscuro della cronaca nera, proponendo un viaggio nel cuore degli anni di piombo alla ricerca di nuove ipotesi sui mandanti morali e sugli esecutorimateriali delle stragi che hanno insanguinato l’Italia.

Sullo sfondo di una narrazione densa e drammatica, piazza Fontana, la stazione di Bologna, il treno Italicus diventano luoghi della memoria: eventi da cui ripartire per raccontare le terribili verità di mezzo secolo di eccidi e impunità all’ombra dei poteri forti e dei servizi segreti.

Perché, come ha scritto Norberto Bobbio: «Sarebbe imperdonabile dimenticare o ignorare l’altra faccia del potere, quella che non si vede. È in questo universo invisibile che sono nati tutti gli episodi di violenza politica che hanno sconvolto il Paese, ivi compreso il più efferato, la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Di tutte le forme di violenza politica la strage indiscriminata è certamente quella moralmente più ripugnante».

Gianni Flamini, bolognese, fa il giornalista. Da oltre trent’anni è impegnato in ardue e non indulgenti ricerche sui temi del terrorismo, dell’eversione e della “politica parallela” (quella che si fa ma non si dice). Ha pubblicato una serie di libri-inchiesta: Un agosto tranquillo (Roma 1971), Il partito del golpe (Bologna 1981-1985), L’ombra della piramide(Milano 1989), La banda della Magliana(Milano 1994 e 2002), I pretoriani di Pace e Libertà (Roma 2001), Segreto di Stato (con Claudio Nunziata; Roma 2002), Brennero Connection (Roma 2003), L’amico americano(Roma 2005), Il bullo del quartiere (Milano 2006).

"Il libro che lo Stato italiano non ti farebbe mai leggere"
di Gianni Flamini
Newton Compton Editori
ISBN 978-88-541-1237-7
Pagine 192
Euro 12,90

Il libro verrà presentato oggi, mercoledì 15 aprile, alle ore 21.15, presso la sede nazionale della Lista Civica "Per il Bene Comune", che si trova a Ferrara, in Piazzale della Stazione, 15.
Con l'autore, Gianni Flamini, interverrà Monia Benini, Presidente di Per il bene comune. La presentazione potrà essere seguita anche in diretta sulla web tv della Lista, al seguente link www.mogulus.com/perilbenecomune.
Chiunque potrà rivolgere domande all'autore attraverso la chat del canale web.

martedì 14 aprile 2009

"La memoria ritrovata" di Grazia Maurici

Mio padre era una figura misteriosa per me, lontana dal mio mondo e dalla mia vita. Quando poco tempo prima di morire mi consegnò i suoi diari chiedendomi di correggerli e di stamparli, capii che mi stava offrendo una opportunità.

Il paziente e lungo lavoro di revisione dei suoi scritti è diventato un dialogo con lui e con me stessa alla ricerca delle mie radici e di quel mondo antico che solo apparentemente non ci appartiene più. Le vivide descrizioni della sua vita in un piccolo paese della Sicilia all'inizio del '900, della guerra, dei campi di lavoro, della fuga e del rientro a casa sono entrate prepotentemente nella mia vita contribuendo a dare ad essa una luce diversa.

Grazia Maurici è docente di lingua tedesca.

"La memoria ritrovata"
di Grazia Maurici
E-book €3.75
Libro a copertina morbida €17.46
237 pagine.
Per maggiori info clicca qui.

"Giovani e Belli" di Concetto Vecchio

Perché ha scelto Gianni Chiodi come candidato alla regione Abruzzo, chiedono in quei giorni a Berlusconi.
Risposta: “Perché è giovane e bello”.

“Non voto da tredici anni. Arrivederci Italia.”
Testimonianza di un trentenne italiano che oggi vive a Barcellona.

“Ma lei pensa d’inserirsi nella professione a trentasei anni? Ma dove crede di andare? Faccia dei figli piuttosto!”
Sandra L., avvocato, a un colloquio di lavoro.

“Tiriamo su ragazzine vestite da micromignotte.”
Luciana Littizzetto.

“La discesa in campo del presidente ha svegliato in me la passione civile. A noi giovani dice che dobbiamo svegliarci al mattino con il sole in tasca.”
Mariastella Gelmini, trentaquattro anni, neoministro dell’Istruzione.

“Qui va tutto a gonfie vele. Gli australiani sono molto amichevoli. Ho trovato lavoro. Non se ne parla di tornare a Verona.”
Stefano T., ventisette anni, nel 2008 si è trasferito in Australia.

“La verità è che ci siamo disumanizzati, proviamo terrore verso i sentimenti, non ci vogliamo più mettere in gioco, molto più facile dedicarsi al lavoro.”
Anna B., trentadue anni.

Concetto Vecchio, 38 anni, è giornalista alla redazione politica de “la Repubblica”. Vive a Roma. È autore di VIETATO OBBEDIRE (Bur Rizzoli 2005) sul '68 alla facoltà di sociologia di Trento, e ALI DI PIOMBO (Bur Rizzoli 2007) sul movimento del 1977 e il delitto Casalegno. Ha vinto i premi Capalbio e Pannunzio.

"Giovani e Belli"
di Concetto Vecchio
Chiarelettere
Principio Attivo
pagine 193
14 euro

martedì 7 aprile 2009

"Ermes. Una storia napoletana" di Simonetta Poggiali

«Negli sguardi di Ermes, nelle immagini della paura, negli squarci sulla città dalla bellezza ormai muta e inutile, l'angoscia di Napoli è resa con una scrittura così densa di pietas eppure segnata da un giudizio etico tanto radicale. Non c'è stato un romanzo che abbia fatto altrettanto. Simonetta Poggiali mostra di sfuggire all'orribilismo truce senza sviare verso la narrazione melensa ed edulcorata; traccia una possibilità di fare letteratura con i materiali , le storie, gli uomini che la città consegna... La sua pagina è attraversata da una sorta di poesia tanto intensa quanto opposta alla violenza bruta del mondo che racconta, sembra quasi che voglia riscattare quel poco di umano che resta in un posto governato dalla forza animale».
Generoso Picone, Il Mattino

Un ragazzo di sedici anni, una vita in balia della legge dei piú forti. A cavallo della sua vespa Luigi ritira soldi in ogni parte di Napoli, come un postino, come un esattore. Vomero, Ferrovia, Tribunali, fino a Posillipo, «un posto dove c’era troppo silenzio e anche se era bello, perché bello lo era veramente, non faceva stare bene».

Luigi parla poco ma tiene gli occhi spalancati. Ha il cuore in subbuglio, nessuno lo accompagna nel suo vagabondare alla ricerca di quello che è l’unico oggetto del suo desiderio, Ninetta. Una ragazzina di quindici anni, fidanzata di Gaetano, il nuovo capozona appena uscito dal carcere di Poggioreale, il nuovo camorrista senza pietà, dal destino ineluttabilmente segnato dalla violenza.

Attorno a Luigi è un mondo sfasciato, nero, ma colmo di malinconia e di rimpianti. Chi sono i suoi amici? Vittorio, il suo vecchio capozona a cui consegnava le mesate e che ha strangolato un cucciolo di boxer solo perché lo guardava fisso. Pasqualino, il fratello piccolo e malaticcio, che nel sonno recita i nomi delle antiche divinità studiate a scuola: Ermes, il messaggero degli dèi, Giove che scaglia fulmini dall’Olimpo, Nettuno che governa le forze del mare e il canto delle sirene.

E sua madre, una vedova che vive chiusa nella guardiola di un palazzo antico e fatiscente e che gli appare simile a una madonna colma di lacrime. Nessuno di loro gli è veramente vicino, nessuno ha visto come lui la pantera del boss lanciarsi contro le sbarre della gabbia, i cardellini squarciati in mezzo all’asfalto, la luna farsi immensa nella notte come per annunciare la fine del mondo.

Luigi vive già di ricordi, di una speranza muta. Non è uomo né dio, e porta in giro per Napoli, e sempre con sé, il poetico tormento di un desiderio di felicità.

Simonetta Poggiali è nata a Napoli e vive a Milano. Insegnante di italiano, ha collaborato alle pagine culturali di diversi quotidiani nazionali e alle sceneggiature di alcune serie televisive. Ermes è il suo primo romanzo. In corso di pubblicazione è anche il suo secondo romanzo, Salina.

"Ermes. Una storia napoletana"
di Simonetta Poggiali
NeriPozza Bloom
ISBN 978-88-545-0205-5
Pagine 160


Il libro verrà presentato giovedì 9 aprile, a Torino, al Circolo dei Lettori di Palazzo Graneri della Roccia, in via Bogino, 9 (ore 18.00). Con l'Autrice, Simonetta Poggiali, interverranno Osvaldo Guerrieri e Sergio Pent. Leggerà brani dal libro Erika Urban.

lunedì 6 aprile 2009

"Antonio Delfini" di Gianluigi Toccafondo

L'opera ripercorre la vita e l'esperienza letteraria dell'autore modenese seguendo una divisione in due volumi. Nel primo trovano vita dipinti suggestivi delle origini di Delfini: l'autore bambino poi giovane uomo, i personaggi e gli ambienti della "città dei Sandroni", i ritratti realizzati dello stesso Delfini. Nel secondo volume - 37 disegni in bianco e nero - si esplora invece la lirica e la letteratura dell'autore. Come dice lo stesso Toccafondo: "Questi ultimi disegni sono venuti fuori come un gesto liberatorio alla fine del progetto. Trascrivevo su piccoli fogli alcuni appunti presi da Il ricordo della Basca e Poesie della fine del mondo, che non ero riuscito ad inserire nelle immagini più plastiche e fotografiche. Con l'aggiunta di alcuni segni, prendevano forma personaggi e caratteri del testo. L'immagine scarnificata, ridotta al tratto diventava sempre più scrittura".
In un’intervista a Espoarte, è lo stesso Toccafondo a dire di quest'opera: " (...) attendevamo un'idea per una nuova esposizione, giunta su suggerimento della biblioteca Delfini, che mi ha commissionato un lavoro dedicato allo scrittore, mettendomi a disposizione molto materiale: ritratti, ma anche bellissime foto della città Modena, scattate dall'autore stesso. Questa la base d'ispirazione per un centinaio di disegni che verranno riprodotti ingranditi e applicati sul soffitto della Sala Delfini come una sorta di affresco della vita dello scrittore".

Gianluigi Toccafondo: nato a San Marino nel 1965, ha frequentato l'Istituto d'Arte di Urbino. Attualmente vive e lavora a Milano. Oltre a diversi cortometraggi ha realizzato sigle per trasmissioni televisive ed ha esposto i suoi lavori in numerose mostre. Tra i video vanno segnalati alcuni spot realizzati per Rai 3, la Levi's e il circuito Cinema Europa, la sigla di Tunnel e di altri programmi televisivi, La pista del maiale del 1992 e Le criminal, un film di cinque ore prodotto per la francese La Sept e presentato alla Biennale di Venezia del 1993. Suoi disegni sono stati pubblicati da Fandango, Einaudi, Feltrinelli, Mondadori e altre case editrici. Ha collaborato con le riviste Linea d'Ombra, Lo straniero, Abitare, Tèlema e Internazionale.

"Antonio Delfini"
di Gianluigi Toccafondo
Formato 265 X 210 mm
pagg. 364
29,95€
ISBN 9788879409278
Logos edizioni
www.d406.com

sabato 4 aprile 2009

"Libere!" di Stefano Dark

Nella seconda metà degli anni Settanta si afferma un’epopea solo italiana: quella delle radio libere, private, locali, che da ogni angolo del Paese trasmettono di tutto.

Parole e personaggi in libertà rivoluzionano la comunicazione per mettere in onda evasione, servizio e controinformazione.

Tra inizi, peripezie e chiusure, i cosiddetti “cento fiori” impiantano un pluralismo di modelli e linguaggi dalla provincia ai poli di Milano e Roma, con un sistema misto, oltre la Rai. Radio commerciali, religiose o alternative. Una storia fatta di tante storie che si rivolge non solo a tutte le persone che le hanno vissute, ma anche a chi studia e a chi vuole conoscere meglio l’Italia di ieri e di oggi.

A più di 30 anni da quel fenomeno, il testo più completo mai realizzato sull’argomento “radio libere”.

"Libere!"
L'epopea delle radio italiane degli anni Settanta.
di Stefano Dark
Prefazione di Marco Baldini
Introduzione di Umberto Croppi
Nuovi Equilibri
Anno 2009
COLLANA: Sconcerto (nuova serie)
pp. 208
PREZZO: 15,00
ISBN: 978-88-6222-071-2

venerdì 3 aprile 2009

"Classe" di Andrea Cavalletti

Nel 1936 Walter Benjamin aveva definito la classe rivoluzionaria in opposizione alla folla compressa e pericolosa, in cui domina lo spirito gregario, la paura dell’estraneo, in cui esplodeva allora la follia antisemita.

Oggi in tratti appena mutati, in piccole o più grandi formazioni, la triste figura ritorna, l’odio per le minoranze si riaccende, i suoi sobillatori trionfano. Componendo materiali diversi – le pagine di Marx con un inedito di Benjamin sull’aura, con quelle di Gabriel Tarde o di Jules Verne –, Cavalletti si chiede se il concetto di classe, così inattuale, sia nuovamente pensabile.

Di fronte ai nuovi pogrom e al nuovo «razzismo di stato» si tratta di elaborare un movimento, l’unico ancora possibile, che allenti e distrugga la folla.

Andrea Cavalletti insegna Estetica e Letteratura italiana all’Università "IUAV" di Venezia. Ha pubblicato saggi di filosofia, di critica letteraria e il volume La città biopolitica. Mitologie della sicurezza (Bruno Mondadori, Milano 2005). Per Bollati Boringhieri ha curato l’edizione di diverse opere di Furio Jesi, e, nelle collana «incipit», il saggio Halachah e Aggadah. Sulla Legge ebraica di Chaim Nachman Bialik. Collabora al supplemento «Alias» del quotidiano «il manifesto».
e-mail: mendelschattner@yahoo.it

"Classe"
di Andrea Cavalletti
BOLLATI BORINGHIERI
Anno 2009
Collana «incipit»
Prezzo €9,00
160 Pagine

giovedì 2 aprile 2009

"I nostri tempi" di Michele Perriera

Con uno sguardo spietato e lucido sul nostro oggi, un uomo sulla soglia dei settant’anni confessa il proprio stato d’animo di fronte al mondo.

Un uomo sulla soglia dei settant’anni confessa il proprio stato d’animo di fronte al mondo. Lo fa in soliloqui mentre percorre ossessivamente, quasi in un incubo di ripetizione, le strade della sua città, diventata – com’è ricorrente rappresentazione della città della narrativa di Perriera – una sorta di non luogo imprevedibile e carico di eventi casuali e inspiegabili, comici o disperati, affettuosi o violenti, indifferentemente. Il suo andare è cadenzato da ripetute cadute, un fastidioso continuo inciampare dei passi incerti che fa irrompere il protagonista, osservatore soggettivo, perentoriamente dentro i fatti cui assiste, trasformandolo da narratore a personaggio narrato. I suoi sono pensieri brevi, interrogano dubbiosamente su fatti e situazioni comuni, oppure narrano insignificanti avvenimenti che improvvisamente virano nell’emblematico: in parte considerazioni di un’ispida e incerta saggezza, in parte espressioni di smarrimento infantile, in parte di disperate nostalgie e rimproveri al passare del tempo o scintille di speranza nel futuro; in parte sogni, visioni, forse deliri. E in ognuno di essi si sente riecheggiare in effetti la recita dell’assurdo di un grande uomo di teatro, come in un ultimo nastro.

Michele Perriera (Palermo, 1937) ha fondato e diretto il teatro e la scuola di teatro Teatés di Palermo. Scrittore e regista ha pubblicato con questa casa editrice la memoria-intervista Marcello Cimino, vita e morte di un comunista soave (1991), Anticamera (1994), La spola infinita (Premio Mondello 1995), Con quelle idee da canguro. Trentasei anni di note ai margini (1997), Atti del bradipo (1998), Ritorno (2003), i romanzi A presto (1990), Delirium cordis (1995), Finirà questa malìa? (2004) e La casa (2007) e l'affresco autobiografico di una città e una vita Romanzo d'amore (2002). Nel 2006 gli è stato conferito il Premio della Critica Teatrale.

"I nostri tempi"
di Michele Perriera
SELLERIO
Collana: La memoria
Anno: 2009
ISBN: 88-389-2381-7
Pagine: 112
Prezzo: 10.00 Euro

"Chi ha paura muore ogni giorno" di Giuseppe Ayala

Nell'estate del 1992 due esplosioni di enorme potenza annientarono la vita di tre magistrati (Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino) e di otto giovani che li scortavano, ribadendo al mondo intero cosa significa opporsi alla mafia siciliana.

Fu un trauma terribile per quei milioni di italiani che consideravano Falcone, Borsellino e gli altri giudici del pool antimafia gli eroi di una stagione di straordinario successo nella lotta a Cosa nostra.

A Giuseppe Ayala quelle esplosioni strapparono tre amici carissimi, lasciando lo struggente ricordo di dieci anni di vita insieme e un rabbioso, mai sopito rimpianto.

Ayala venne coinvolto nell'attività del pool antimafia sin dall'inizio. Rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxiprocesso, sostenendo le tesi di Falcone, Borsellino e della procura di Palermo di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta) e ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. E fu sempre al fianco dei due magistrati in prima linea, nell'attività quotidiana come nei viaggi per le rogatorie internazionali, nel condiviso impegno di lavoro come nelle vacanze passate insieme, fino a quando, dopo i primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politicomediatici vicini a Cosa nostra, la diffidenza del Consiglio superiore della magistratura e l'indifferenza di molti iniziarono a danneggiarli, a isolarli.

"Qualcuno ha scritto che, dopo più di 15 anni da quel tremendo 1992, "Ayala ha ormai pagato il torto di essere rimasto vivo". Spero abbia ragione." Oggi Ayala ha deciso di raccontare la sua verità su Falcone e Borsellino, ricordandone il fondamentale contributo alla lotta alla mafia e le attualissime riflessioni sulla Sicilia, Cosa nostra, la giustizia e la politica, ma anche la loro travolgente ironia, la gioia di vivere, le passioni civili e private, le vicende quotidiane che nessuno ha mai potuto descrivere con tanta affezionata e intima conoscenza.

La storia di quegli anni, delle vittorie e dei fallimenti, dell'impegno di pochi e delle speranze deluse di molti, riporta al centro dell'attenzione di tutti noi la tremenda capacità di sopravvivenza della Piovra, che si nutre dei silenzi, delle complicità, delle disattenzioni e delle colpe di una Sicilia e di un'Italia che non sono, forse, abbastanza cambiate da allora.

Giuseppe Maria Ayala è un magistrato e politico italiano. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita all'Università degli studi di Palermo, esercitò la professione di pubblico ministero diventando, tra l'altro, Consigliere di Cassazione. Amico di Giovanni Falcone, ebbe un ruolo di spicco nel pool anti-mafia. Dal 1992, dopo l'omicidio di Falcone e Paolo Borsellino, si occupò anche di politica diventando deputato nelle file del Partito Repubblicano Italiano. In seguito a Tangentopoli (inchieste sulla corruzione dei partiti alle quali egli partecipò attivamente) ed alla crisi del PRI, Ayala passò ad Alleanza Democratica, confermando il seggio alla Camera dei Deputati nel 1994. Dopo la scomparsa di AD, insieme a Giovanna Melandri passò tra i Democratici di Sinistra, partito con il quale venne eletto senatore nel 1996 e nel 2001. Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia durante il governo Prodi I, l'incarico gli fu riconfermato anche nei successivi governi D'Alema I e II.

"Chi ha paura muore ogni giorno"
di Giuseppe Ayala
Editore: Mondadori
Anno: 2008
Collana: Ingrandimenti
Pagine: 216
ISBN: 978880458068

Il libro verrà presentato il prossimo 3 aprile a Bari nel corso dell'incontro-dibattito sul tema "Il cammino della legalità dopo le grandi stragi di mafia". Relatori Giuseppe Ayala, Pubblico Ministero al maxi processo di "Cosa Nostra" e Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo Borsellino. L’incontro, organizzato da Gens Nova, si terrà alle ore 18:30 presso la sala convegni dell'Hotel Sheraton Nicolaus, in Via Ciasca, 9 (Bari - Q.re Poggiofranco).

mercoledì 1 aprile 2009

"Il Bambino con il pigiama a righe" di John Boyne

"IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE" DI JOHN BOYNE E' IL LIBRO PIU' VOTATO DAI VISITATORI DE "IL CIRCOLO PICKWICK" NEL MESE DI MARZO.

Non è facile descrivere questa storia in poche parole.
Meglio non farlo, allora.
Meglio se cominciate a leggere senza sapere nulla di più.


Se cominciate a leggere questo libro, farete un viaggio con un bambino di nove anni che si chiama Bruno. (Ma questo non è un libro per bambini di nove anni.) E presto o tardi arriverete con Bruno davanti a un recinto. Recinti come questo esistono in tutto il mondo. Speriamo che voi non dobbiate mai trovarvi davanti a un recinto del genere.

John Boyne è nato in Irlanda nel 1971. Ha studiato al Trinity College di Dublino e all’Università dell’East Anglia, a Norwich. Ha scritto tre romanzi per adulti. Vive a Dublino. Questo è il suo primo romanzo per ragazzi ed è stato venduto in 15 Paesi. Sul grande schermo per Miramax con la sceneggiatura e la regia di Mark Herman.

Il Bambino con il pigiama a righe
di John Boyne
RIZZOLI
COLLANA BUR EXTRA
PAGINE 224
PREZZO 10,00 Euro
ANNO DI PRIMA EDIZIONE 2008
ISBN 17022538

"Muri, lacrime e za'tar" di Gianluca Solera

Muri, lacrime e za’tar è il viaggio di un pellegrino che ha evitato i tour organizzati per scoprire luoghi e persone della Terra Santa. Riunisce in sé l'anima politica e quella spirituale di un’indagine sulla gente che, trovatasi prigioniera dell’ultima ideologia etno-coloniale, resiste affidandosi alla forza travolgente della vita e a certe piccole cose, come lo za’tar (il timo) nell’olio d’oliva, in cui si intinge il pane casereccio. In tempi nei quali si sta cercando di cancellare l’identità della Palestina dalle cartografie, l'autore registra segni e parole, e documenta sia la sofferenza palestinese che le conseguenze sociali e umane dell'occupazione sugli israeliani. Attraverso associazioni della vivace società civile, incontrando politici, rifugiati e professori, vescovi e patriarchi, resistenti e gente comune, si ricostruisce tassello dopo l'altro il quadro di una terra confusa e spaccata. Nel libro possiamo ascoltare la testimonianza di un intransigente colono di Qiryat Arba che descrive Hebron da entrambi i lati; o farci condurre per mano da un rabbino tra i beduini che vivono nelle baracche alla periferia degli eleganti insediamenti israeliani a Est di Gerusalemme. Tra i Muri ci sono sempre delle fessure, e le persone di buona volontà o quelli che disperatamente cercano di vivere con dignità sanno incontrarle. E passarci attraverso.

Gianluca Solera è Responsabile Network della Fondazione Anna Lindh, con sede ad Alessandria d´Egitto.

"Muri, lacrime e za'tar"
di Gianluca Solera
Nuova Dimensione
pag. 440
euro 18.