martedì 30 settembre 2008

"L'alito della libertà" di Danilo Zolo

Il pensiero politico e giuridico di Norberto Bobbio e la sua lezione di stile negli scritti che Danilo Zolo gli ha dedicato nel corso di un ventennio di confronto appassionato e schietto. Con ventisei lettere inedite di Norberto Bobbio a Danilo Zolo.

A partire dai primi anni settanta, Norberto Bobbio è stato per Danilo Zolo un importante punto di riferimento intellettuale e morale, un pensatore rigoroso e appassionato, attento alle vicende della vita politica e testimone esemplare di impegno civile, la cui lezione ha lasciato in lui una traccia profonda. Con Bobbio, Zolo ha condiviso il fastidio per la pedanteria degli accademici, per la loro pigra indifferenza di fronte alle tragedie del mondo, nonché lo “stile di pensiero” sobrio, austero e indipendente, che riflette quelli che Bobbio aveva chiamato “i frutti più sani della tradizione intellettuale europea”: l’inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose.
Il confronto critico con la figura e l’eredità intellettuale di Bobbio emerge in questo volume ancor più vivo e attuale grazie alla selezione delle lettere ricevute dal maestro torinese nel corso di oltre un ventennio, qui presentate con un ampio corredo di note esplicative che ne ricostruiscono i contesti storici e culturali. Al centro della corrispondenza sono i temi della democrazia, dell’ordine internazionale e della pace, ma non mancano le sollecitazioni del presente, come nella vivace discussione sulla prima guerra del Golfo o nella reazione ferma alla campagna orchestrata da un settimanale su un presunto periodo fascista. Ne emerge un’immagine di Bobbio piuttosto inconsueta, diversa da quella di docente universitario compassato, rigido e austero: l’immagine di un grande intellettuale che all’inesorabile severità con cui giudica se stesso, anzitutto, e poi i suoi interlocutori, aggiunge una profonda sensibilità umana, bontà e modestia.

Danilo Zolo è professore di Filosofia del diritto e di Filosofia del diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Tra i suoi libri più recenti: Invoking Humanity: War, Law and Global Order (2002), Globalizzazione. Una mappa dei problemi (2003), La giustizia dei vincitori (2006).

L'alito della libertà.
Venticinque lettere di Norberto Bobbio
Giangiacomo Feltrinelli Editore
Collana: Campi del sapere
Pagine: 184
Prezzo: Euro 15

lunedì 29 settembre 2008

"La danza della memoria" di Elie Wiesel

Doriel Waldman, ebreo polacco abitante a New York, è un uomo solo, prigioniero dei ricordi e della memoria. L’Olocausto è una ferita insanabile nel suo passato. Vorrebbe dimenticare, ma non ci riesce. Dimenticare le fughe, i nascondigli, l’esistenza clandestina in un piccolo villaggio dell’Europa dell’Est, nascosto insieme al padre nel granaio di un taglialegna. Dimenticare la madre, una donna troppo bella, una prigione per i figli, che ha scelto la lotta partigiana trascurando la famiglia. Dimenticare i fratelli, vittime dei nazisti. Dopo la salvezza, la vita di Doriel è stata un continuo peregrinare, dalla Polonia, all’Asia, militante in varie organizzazioni di aiuto ai diseredati, viaggi di studio in Israele, Africa e Asia. Insonne, solitario. Le tappe di un’esistenza che descrivono il percorso di un esilio.
Ma adesso ha deciso di fermarsi e mettere la sua vita in mano a una donna. È la psicanalista Thétèse Goldschmidt, che lo prende in cura e accoglie le sue ossessioni e i suoi fantasmi, i sogni e gli incubi, le cose mai dette e le speranze. Forse non gli restituirà la pace del cuore, ma potrà curare i suoi ricordi.
Un romanzo magistrale, insieme racconto di vita e meditazione, dove, mescolando memoria e invenzione, Elie Wiesel approfondisce i temi chiave della sua vita di uomo e di scrittore: la lotta incessante tra memoria e oblio, la ricerca di una patria e di una identità, la responsabilità di essere sopravvissuti e il dovere di ricordare, in modo che l’orrore non si ripeta. Mai più.

Elie Wiesel è l’infaticabile testimone della violenza degli uomini e del loro desiderio di pace. Nato nel 1928, a Sighet, in Transilvania, è stato deportato prima ad Auschwitz e poi a Birkenau. Prima di essere liberato nell’aprile del 1945, nei campi ha perso i genitori e una sorella. Dopo aver studiato a Parigi, ha iniziato a lavorare come giornalista. In seguito a una conversazione con François Mauriac, ha deciso di raccontare la propria esperienza in un libro, La notte, che è stato tradotto in più di trenta lingue. È autore di oltre 40 volumi tra romanzi, saggi e testi teatrali, oltre che di una autobiografia in due volumi. Con Garzanti ha pubblicato anche Dopo la notte (2004) e Le storie dei saggi (2006).
Dopo aver vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1986, ha dato vita con la moglie Marion alla Elie Wiesel Foundation for Humanity (http://www.eliewieselfoundation.org/).

Elie Wiesel
La danza della memoria
pagine 350 €.18,60
collana: Nuova Biblioteca Garzanti

giovedì 25 settembre 2008

"Worldshift scienza, società e nuova realtà" di Ervin Laszlo

In questo volume Laszlo applica spesso un'affermazione cara ad Einstein: non possiamo raggiungere la prossima tappa della nostra evoluzione collettiva senza dare origine a un nuovo modo di sentire e di agire. La sfida consiste nel promuovere quindi l'evoluzione della coscienza, visto che non si evolve spontaneamente con sufficiente rapidità.
Le riflessioni contenute nel volume si dispiegano fino a formare un vero e proprio saggio di "evoluzione generale", nel quale vengono affrontati tutti i temi necessari per migliorare la nostra permanenza sul pianeta. Ciò che emerge è una visione globale dei problemi emergenti e delle azioni che spetta prendere a ognuno di noi: l'intento è quello di aiutarci a capire il mondo che sta cambiando e la mappa del mondo che, a sua volta, si sta modificando, per aiutarci a rafforzare e indirizzare l'evoluzione verso scenari più sostenibili. La dimensione interiore della trasformazione attuale è rimasta indietro rispetto a quella esteriore. Dobbiamo riscoprire la nostra umanità, la nostra identità e il nostro ruolo. Evolvere la conoscenza e i valori può dare origine, secondo Laszlo, a modi di vivere e di agire efficienti e responsabili e questo è l'immane compito dei nostri tempi: aiutare la nostra e la futura generazione a dare alla luce un nuovo modo di pensare, di sentire, di percepire. Il mondo contemporaneo è maturo per un importante passo avanti nella sua coscienza collettiva.
Nei vari capitoli del volume, emerge un'idea chiave, che proviene dal nuovo paradigma di lettura del cosmo: è la conferma di una sensazione che la gente aveva sempre avuto ma per la quale non trovava una spiegazione: la stretta connessione che ci lega gli uni agli altri e al cosmo. Ammettere l'idea dell'interconnessione con la nostra coscienza quotidiana può ispirare la solidarietà di cui abbiamo urgente bisogno per vivere su questo pianeta in armonia gli uni con gli altri, e con il resto della natura.

Ervin Laszlo, fondatore e presidente del Club di Budapest, è riconosciuto come uno dei fondatori della filosofia dei sistemi e della teoria generale dell'evoluzione. Nelle sue oltre 80 pubblicazioni, tradotte in 21 lingue, ha racchiuso le sue ricerche sviluppate nelle più prestigiose università mondiali: da Yale a Princeton, dalla Sorbona alla State University di New York. Ha lavorato come direttore dei programmi per l'Istituto delle Nazioni Unite per l'Istruzione e la Ricerca; presidente della Società Internazionale per la Scienza dei Sistemi, Consigliere del Direttore Generale dell'UNESCO, Cancelliere Designato della GlobalShift University, membro dell'Accademia Internazionale delle Scienze, dell'Accademia Mondiale delle Arti e Scienze e dell'Accademia Internazionale di Filosofia. È fondatore e direttore del General Evolution Research Group.

Franco Angeli
pp. 168
Prezzo: € 18,50
Codice ISBN 13: 9788846498168

lunedì 22 settembre 2008

"Salvare l'ambiente conviene" di Jacopo Fo

“Ho scritto questo libro proprio per dimostrare che la rivoluzione delle ecotecnologie sarà fantastica. Ci toglierà da una serie incredibile di guai”.

Ormai non sono solo gli ecologisti sfegatati a essere spaventati, anche organismi tradizionalmente lontani da ogni allarmismo ambientalista hanno realizzato ricerche scientifiche giunte a conclusioni altrettanto tragiche.

“Quando, anni fa, qualcuno iniziò a lanciare evidenti segnali d’allarme rispetto, per esempio, alla tossicità ormai allarmante dell'atmosfera, immediatamente venne relegato ai margini del dibattito sia ambientale che mediatico (figuriamoci politico) e tacciato di irrimediabile e inutile catastrofismo. Oggi, fortunatamente, no. Oggi negare l’esistenza di una simile emergenza sarebbe come sostenere che la meteora piantata nel bel mezzo del nostro giardino deve averla tirata per caso il figlio del vicino giocando a sassi...”

L’emergenza è qui ed ora. Salvare l’ambiente è un’impellenza che riguarda ognuno di noi se non vogliamo veder letteralmente scomparire l’umanità.
Milioni di anni di evoluzione e di apprendimento sociale, per cosa? Per operare una vera e propria estinzione del genere umano? Un bel suicidio di massa masochistico…

Eppure un’alternativa c’è. Anzi, ci sono MOLTE alternative. Sono solo nascoste. Accuratamente celate e accantonate dai troppi soggetti che nello sfruttamento dell’ambiente vedono nient’altro che guadagni: petrolieri, industrie inquinanti, trafficanti di scorie, politici ammanicati …

Quello di Jacopo Fo è dunque un libro di valide e ragionevoli alternative all’insegna di un duplice risparmio: quello naturale (risparmiamo l’ambiente dal patibolo che entro pochi anni lo potrebbe veder capitolare) e quello economico (risparmiamo denaro del nostro portafoglio svincolandoci dal giogo petrolifero).

Le soluzioni ecotecnologiche qui raccolte sono alla portata di tutti: imprenditori lungimiranti, cittadini coscienziosi… in pratica chiunque desideri risparmiare o guadagnare con un occhio di riguardo al futuro.
Gli esempi sono tanti, e riempiono le pagine di questo libro di un ottimismo concreto, basato su fatti che troppo spesso nella comunicazione catastrofista non vengono riportati. Un volume che raccoglie dati e informazioni sui rischi reali che l’ambiente sta correndo ma anche una guida per imprenditori, ecologisti, famiglie e singoli che potranno orientarsi in un mondo in rapido cambiamento ed evoluzione.

Dove e da chi ottenere informazioni affidabili, che impianti utilizzare, come reperire i fondi, a chi rivolgersi per un’assistenza completa, come mettere in atto piccoli accorgimenti quotidiani… Insomma, un vero e proprio manuale pratico. Perché se l’emergenza ambientale è alle porte, la soluzione è altrettanto rapida e imminente.


Pagine 192
Editore: Nuovi Mondi
Formato 15 x 18
ISBN 978-88-89091-51-7
Prezzo in libreria 12,5€

giovedì 11 settembre 2008

Speciale Presentazione Roma - "Il Bavaglio"

Teatro Vittoria, 3 settembre 2008

lunedì 8 settembre 2008

"Il racconto del disertore" di Joshua Key

Joshua Key è nato nel 1978 a Guthrie, Oklahoma, nel cuore dell'America rurale e conservatrice, tra terreni difficili da coltivare e paesini di pochi abitanti. Cresce tra baracche e roulotte, tra famiglie frantumate e aggrappate a lavori incerti, frequenta con poca voglia la scuola in attesa di un lavoro qualunque, ha poche passioni, qualche pistola con cui sparare e allenare la mira, molta noia, quella di una vita senza reali possibilità. Nel 2002 Joshua Key ha una moglie e tre figli e decide di arruolarsi: ha bisogno di imparare un mestiere e di ottenere uno stipendio fisso, e vuole garantire l'assistenza sanitaria alla propria famiglia. Il suo reggimento costruisce ponti, e il sogno di Josh è lavorare come saldatore, di sciogliere i metalli col fuoco della fiamma ossidrica. Un anno dopo il presidente Bush dichiara guerra all'Iraq. Sono passate solo due settimane dall'inizio dell'offensiva e Joshua viene informato che andrà al fronte. Ad aprile è a Ramadi con una compagnia del Genio militare, e non trova le armate del terrore globale ma moltitudini di civili iracheni maltrattati, mutilati o uccisi per una qualsiasi reazione o sospetto di provocazione. Partecipa a innumerevoli rastrellamenti e ispezioni di case in cui si ritiene si nascondano terroristi o le tracce delle loro attività. Non trova mai nessuna prova. Assiste invece alla violazione continua dei diritti umani, alla sparizione di civili iracheni nei campi di detenzione americani, alla morte e alla sofferenza dei suoi amici, dei compagni d'armi, di donne e bambini. Sette mesi dopo Joshua ritorna a casa per una licenza di due settimane. Ne ha avuto abbastanza. Non riesce a sopportare il dolore e la vergogna, la violenza inflitta ai soldati americanie ai civili iracheni. Decide di rifiutare, di sottrarsi, di smettere di agire come il braccio senza testa di una strategia insensata e tragica. Sceglie di disertare. Informa i parenti e la moglie, che lo seguirà con i figli. Lunghi mesi di spostamenti e clandestinità, per poi attraversare il confine e cercare rifugio in Canada.

Joshua Key ha abbandonato gli Stati Uniti, e ha lasciato dietro di sé un uomo che non esiste piú, un altro se stesso.

(tratto da www.neripozza.it)

IL BOOKTRAILER DE "IL CIRCOLO PICKWICK"




ISBN 978-88-545-0191-1
Pagine 240
Euro 15,00
Editore Neri Pozza

venerdì 29 agosto 2008

"Lavorare uccide" di Marco Rovelli

Perdere la vita sul lavoro. In Italia accade troppo spesso. Un viaggio alla scoperta delle vite nascoste dietro le cosiddette "morti bianche". Per sconfiggere il silenzio e l'indifferenza che le circonda.

Articolo 35: "La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni".
- Costituzione della Repubblica italiana

Negli ultimi anni le vittime per incidenti sul lavoro sono state più di quelle occidentali in Iraq. Peggio di una guerra. "Morti bianche", senza voce, relegate a poche righe sui giornali, miseri loculi anagrafici. Per queste vittime del silenzio, della negligenza e della distrazione, Marco Rovelli intraprende un viaggio che tocca ogni angolo del Paese, in cui restituisce un volto e una dignità a chi è morto e una voce al dolore, alla rabbia, all'impotenza di chi è rimasto.
Lavorare uccide si addentra nelle logiche più feroci della produzione e del profitto: dal just in time al perverso labirinto di appalti e subappalti, dalla crisi dei sindacati all'omertà dei colleghi, dalle norme di sicurezza ignorate a una giustizia che troppo spesso non viene fatta.
Attraverso storie, testimonianze e dati, un'inchiesta appassionata e atipica che ci aiuta a capire per quali barbari meccanismi la vita di un uomo vale solo pochi euro, e quanta strada resta ancora da fare per mettere fine a questa vergogna.

Marco Rovelli : scrittore e musicista, insegna storia e filosofia nelle scuole secondarie. Oltre che per il libro di poesie "Corpo esposto", pubblicato nel 2004, Rovelli è giunto alla notorietà nel 2006, con il libro "Lager italiani", un reportage narrativo interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Suoi racconti e reportage sono apparsi su Nuovi Argomenti, il maleppeggio, Nazione Indiana (rivista online della cui redazione fa parte). Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli.


EDITORE: RIZZOLI
COLLANA: BUR FUTUROPASSATO
PAGINE: 252
PREZZO: 10,20 Euro
ISBN: 17022224

mercoledì 27 agosto 2008

"Il partito del cemento" di Marco Preve e Ferruccio Sansa

"Il partito del cemento potrebbe rovinare le vacanze a molti" Raffaele Niri, Il Venerdì di Repubblica

Adesso come allora. Come ai tempi de La speculazione edilizia di Calvino (1957). Una nuova colata di cemento si abbatte sull’Italia, a partire dalla Liguria. La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio.
Chi può, se ne va ai Caraibi. Castelli, ex fabbriche, conventi, colonie, ex manicomi, ospedali: tutto si può “riqualificare”, parola magica che nasconde ben altro.

Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti.
Allo scopo servono anche associazioni culturali o in difesa dell’ambiente, appuntamenti gastronomici, feste e premi. Controllori e controllati spesso sono la stessa persona, famigliari o amici fidati.
“Fare sistema” da queste parti vuol dire costruire una rete sul territorio che non lascia spazi a chi non è della partita. In nome degli affari.

La Liguria sta coprendosi di quasi tre milioni di metri cubi di cemento e se non c’è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi porti per decine di migliaia di posti barca. Non mancano neppure i grattacieli, opera di architetti prestigiosi (Bofill e Fuksas a Savona, Consuegra ad Albenga) che hanno messo da parte qualsiasi scrupolo paesaggistico (ma Renzo Piano si è ritirato da un progetto che inizialmente portava la sua firma).

Parlando di cemento e di piani regolatori, si arriva necessariamente a parlare della mancanza di regole di una classe dirigente in bilico tra l’imbroglio, la trama del sottogoverno e l’interesse personale. Di un’umanità approssimata moralmente e culturalmente.
Addio all’Alassio di Carlo Levi e di Hemingway, addio alla Sanremo di Calvino, addio alle Bocche di Magra della Duras, di Vittorini, Pavese, Einaudi. Addio alla Liguria degli artisti e degli intellettuali.

Ma non tutto è perduto, c’è chi si batte e ottiene risultati sorprendenti. Basta cominciare dal basso. Tutti possiamo esercitare il ruolo di cittadini, come dimostrano le associazioni libere e le iniziative che sono nate in questi mesi, in questi anni.

Ferruccio Sansa, già giornalista del Messaggero e de la Repubblica, è ora inviato del Secolo XIX. Ha pubblicato per la Bur-Rizzoli Milano da morire (con Luigi Offeddu, 2007). Collabora con MicroMega.

Marco Preve è giornalista de la Repubblica. Collabora con MicroMega.

Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa
Prefazione di Marco Travaglio
Collana Principioattivo
Pagine 320, prezzo 14,60

martedì 26 agosto 2008

"Censura 2008" di Peter Phillips

Le 25 notizie più censurate
“Come ogni anno, Nuovi Mondi si occupa di informazione e giornalismo. Lo fa con “Censura 2008. Le 25 notizie più censurate”, l’annuario curato da Peter Phillips e Project Censored sulle notizie che avrebbero dovuto occupare le prime pagine dei giornali del mondo e che invece sono state del tutto ignorate.

Eccone alcune:
• Nel dicembre 2006 i soldati della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti hanno commesso uccisioni indiscriminate nella comunità di Cité Soleil, il quartiere più povero di Haiti, dove vivono in miseria circa 200.000 persone. L’azione era una vera e propria rappresaglia a seguito delle manifestazioni in cui circa 10.000 persone chiedevano il ritorno del presidente Aristide e condannavano l’occupazione militare del loro paese.

• Gli Usa importano molto più petrolio dall’Africa che dall’Arabia Saudita. A settembre 2008, l’Amministrazione americana aprirà l’AFRICOM, un nuovo centro di comando del Pentagono per prevenire la guerra al terrore nel continente africano. In realtà, tra gli scopi occulti di questa missione, vi è il tentativo di frenare la penetrazione cinese: le implicazioni politiche di una crescita economica africana in stretta alleanza con la Cina potrebbe sfociare in una nuova guerra fredda in cui l’AFRICOM giocherà un ruolo chiave.

• Il simbolo della ricostruzione irachena, l’ambasciata americana a Baghdad, è stata affidata a dei contractor kuwaitiani che, sotto ordine statunitense, stanno sfruttando quasi esclusivamente lavoratori del sud-est asiatico. Centinaia di uomini sono stai ingannati, condotti di nascosto in una sorta di campi di concentramento e obbligati a mesi di lavoro forzato. È stato loro confiscato il passaporto e sono stati costretti a risarcire ai datori di lavoro le spese per il reclutamento, indebitandosi per mesi o addirittura anni prima di riscattare la propria posizione.

• Che la Blackwater sia la più grande compagnia di mercenari al mondo e che in Iraq i suoi uomini non siano soggetti ad alcuna legge, è cosa ormai tristemente nota. Quello che non è stato diffuso è che la missione irachena ha fruttato al fondatore della compagnia, Erik Prince, oltre 800 milioni di dollari in contratti, permettendogli così di creare un vero e proprio esercito privato il cui scopo è la difesa cristiana in tutto il mondo rispetto all’avanzare islamico

Inoltre, in aggiunta alle informazioni la cui conoscenza cambierebbe la percezione degli eventi e le idee della gente, Project Censored passa in rassegna anche le notizie frivole che hanno occupato i media di tutto il mondo sottraendo tempo e spazio alle VERE notizie. Qualche esempio?

• La saga di Britney Spears, tra alcool, droghe e rehab.
• La morte di Anna Nicole Smith e l’attribuzione della paternità di sua figlia.
• La nascita della figlia di Brad Pitt e Angelina Jolie e la loro nuova adozione.
• Il divorzio di Paul McCartney.
• L’adozione da parte di Madonna di un bimbo africano.

Per trent’anni Project Censored ha raccolto notizie importanti che i principali gruppi mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle più piccole e frammentarie informazioni.

Anche quest’anno, Censura ci ricorda che la missione imprescindibile di un giornalista in un paese democratico non cambia e non deve cambiare: il controllo delle istituzioni al potere. Ma “l’informazione come cane da guardia del potere” appare sempre più spesso, purtroppo, un precetto astratto. Chiunque lavori – o abbia lavorato – all’interno del sistema dei media, sa bene che questo si fonda su un modello di premi e punizioni volto a garantire che la maggioranza rispetti linee di condotta predeterminate e standardizzate.

Secondo l’analisi di Project Censored, gli elementi che concorrono a limitare la missione dei giornalisti sono varie, tra cui: forzature ideologiche, la struttura degli organi d’informazione, il potere degli inserzionisti e la cosiddetta pratica del giornalismo “obiettivo” che, paradossalmente, intralcia i media proprio nella ricerca delle verità fondamentali.

Project Censored è un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo “del giornalismo indipendente in una società democratica”. Nasce nel 1976 da un'idea di Carl Jensen, docente di Scienze della Comunicazione presso la Sonoma State University, California, e dal 1996 è guidato da Peter Phillips, docente di Sociologia e da molto tempo attivo in organizzazioni no profit.

Titolo: Censura 2008
Autore: Peter Phillips & Project Censored
Pagine 380
Formato 17,5 x 21
ISBN 978-88-89091-55-5
Prezzo in libreria 19,5€
Editore: Nuovi Mondi

mercoledì 13 agosto 2008

"Meritocrazia" di Roger Abravanel

Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto

«Aggiunge alle numerose denunce contro il “mal di merito” una profonda analisi delle sue cause e qualche proposta molto interessante per fare emergere i meriti e sviluppare i talenti del nostro paese.»
Giovanni Floris

«Gli italiani raggiungono l’eccellenza all’estero, ma in Italia i migliori faticano a prendere posizioni di potere e responsabilità, soprattutto le donne. Il merito come terapia d’urto per fare tornare l’Italia dinamica e fiduciosa nel futuro: questa la stimolante idea di questo libro.»
Emma Bonino

«Il mondo delle imprese famigliari italiane dovrebbe fare tesoro di molte delle idee contenute in questo libro.»
Andrea Guerra

«Roger Abravanel descrive la carenza di meritocrazia in Italia con una prospettiva nuova che ci aiuta a comprendere quanto il problema sia rilevante per la nostra economia e società e le possibili soluzioni.»
Alessandro Profumo

La scarsa cultura del merito, come dimostra Roger Abravanel, è la causa principale dell’impoverimento del nostro Paese; inoltre ha fatto dell’Italia la società più ineguale del mondo occidentale. Meritocrazia ricostruisce la storia di un’idea rivoluzionaria e delle sue prime applicazioni, nelle più prestigiose università americane e nell’Inghilterra laburista. Illustra i valori profondi di giustizia e di eguaglianza su cui sono fondate l’ideologia e la cultura del merito. Spaziando dalla Francia a Singapore, presenta una serie di esperienze pilota nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nei sistemi educativi, nelle organizzazioni militari. Approfondisce le cause profonde del «mal di merito» nella nostra società e nella nostra economia. Segnala alcuni «semi del merito» italiani nelle imprese, nella ricerca scientifica, nella giustizia, dimostrando che anche da noi si può praticare la meritocrazia.

Questa ampia e puntuale analisi consente di andare oltre le tradizionali denunce contro il sistema delle raccomandazioni e le vaghe dichiarazioni dei politici a favore del merito. Roger Abravanel formula infatti alcune proposte concrete e praticabili per dare slancio al nostro Paese, ispirandosi alle società più avanzate nello sviluppo della meritocrazia. Per sbloccare un’economia che stagna da più di vent’anni, è indispensabile valutare e valorizzare il talento nella scuola e nell’università, negli enti pubblici e nelle imprese. È necessario restituire ai consumatori e ai cittadini un ruolo centrale. È drammaticamente urgente aumentare le opportunità per le donne e i giovani. Meritocrazia ci invita al cambiamento culturale necessario per rispondere alle sfide del nuovo millennio. La nostra classe dirigente non potrà ignorarlo.

lunedì 11 agosto 2008

"Il caso De Magistris" di Antonio Massari

Rimosso dal suo incarico su richiesta di Clemente Mastella; trasferito d’ufficio dal Csm che gli ha tolto anche la possibilità di esercitare la funzione di pubblico ministero. Una decisione di gravità inaudita nella storia della magistratura italiana.

E’ il magistrato più “scomodo” d’Italia. E’ al centro di tutte le più scottanti inchieste che partono dalla Calabria e si diramano lungo l’intero tessuto politico ed economico della regione, della nazione, della Comunità Europea. Ai più alti livelli. A cominciare dall’indagine Toghe Lucane, passando per le truffe sull’ambiente e giungendo a quelle sui finanziamenti dell’Unione Europea, Luigi De Magistris ha intrecciato una serie di fili ad alta tensione, facendo scattare scintille che potevano dare vita a enormi, devastanti incendi.
Quello che poi è successo, da qualche mese a oggi, è sotto gli occhi di tutti. La battaglia ingaggiata con l’ex guardasigilli Mastella per la sua rimozione dall’incarico. Le apparizioni televisive ad Annozero del magistrato, contestatissime. L’appoggio incondizionato di Clementina Forleo, altra storia ma stesso destino. Il provvedimento durissimo del Consiglio Superiore della Magistratura, che lo ha trasferito d’ufficio e gli ha tolto la possibilità di esercitare le funzioni di pubblico ministero. E’ molto difficile, nel clamore mediatico dell’Italia di oggi, riuscire a mettere correttamente in fila gli eventi per cercare, se non proprio di capire, quantomeno di farsi un’idea in-formata e non de-formata dei fatti. Questo libro ci prova. Ricostruisce con chiarezza le tappe delle indagini e del groviglio politico-giudiziario che ne è sorto. Raccoglie i pareri di importanti magistrati italiani che, in questi ultimi vent’anni, si sono trovati in situazioni non molto dissimili da quella del magistrato catanzarese. Infine, ascolta la voce del protagonista, fuori dall’obiettivo delle telecamere, a mente “fredda”.

Con interviste a :
Antonio Ingroia - Magistrato, pubblico ministero della Dda di Palermo.

Michele Del Gaudio - Magistrato, negli anni Ottanta curò l’istruttoria del cosiddetto “scandalo Teardo”.

Felice Lima Magistrato, già giudice presso il tribunale di Siracusa, ha condotto numerose indagini contro la mafia.

Luigi De Magistris - Magistrato

Antonio Massari (Bari, 1968) è giornalista professionista. Scrive per La Stampa, Diario, Il Manifesto e Micromega.

Il caso De Magistris
Aliberti Editore
Pagine: 444
Prezzo: € 16,50
Formato: 14x21
ISBN: 9788874243204

venerdì 8 agosto 2008

"Breviario comico" di Michele Serra

Credevamo di poter dimenticare tutto quello che abbiamo vissuto come cittadini italiani? Michele Serra si adopera perché nessuno debba, perché nessuno possa dimenticare cosa ci ha portato sin qui. Manipolando tutti i pezzi che hanno caratterizzato la collaborazione con “L’Espresso” (“Satira preventiva”), Serra disegna un tracciato da paura: satiricamente non abbiamo mai avuto la speranza di cavarcela.

Ci sono molti modi di ricordare. Il meno doloroso (che non è necessariamente il più futile) è ricordare quanto comico è il mondo, in bilico tra le goffe mani della scimmia umana. Una fungaia di assurdità, paradossi criminali e crimini paradossali, vanità rovinose, disperate ovvietà: politica, giustizia, economia, religione, scuola, internet, malavita, sport, nozze reali, televisione, canzoni, scandali, catastrofi naturali, poteri artificiali.

Michele Serra monta la sequenza dei personaggi e degli eventi, delle occorrenze umane, trasformando l’occasione giornalistica in un esercizio di frenetica, esilarante lettura storica. E il rumore del caos diventa una sinfonia di risate. Esercizio di pura satira. Sull’Italia e sul mondo.

Breviario comico a perpetua memoria di Michele Serra
Collana: Varia
Pagine: 196
Prezzo: Euro 13
Editore: Feltrinelli