sabato 12 settembre 2009

"L'ombra" di Turi Vasile

Questi racconti di Turi Vasile sono scritti in pienezza di luce. Il vecchio io autobiografico de L’Ombra torna a essere, per le misteriose metamorfosi del destino umano, un bambino ammalato di nostomanìa, abbacinato nell’eden di una Messina che sempre risorge, come l’Araba fenice, dalle sue ceneri.

Non c’è scrittore in Italia altrettanto disarmato e disarmante, ché la mano di Vasile, nel mentre scrive, anziché chiudersi, si apre, mostrando ogni linea, ogni vena. Non ci sono segreti, in questi racconti; e anche la vita fuggitiva, e il mistero della morte e del dolore, sono accettati con bonomia, con lacrime di bambino con la faccia di vecchio. I racconti di Vasile sono aperti come un ventaglio.

Tutto vi è detto con pudore e sincerità: la disperazione per la moglie Silvana, chiusa nella torre della malattia; l’affanno degli anni, che hanno perso la giovanile dispnea causata dalla “lissa”, e hanno trovato l’altra dispnea, quella di chi ha il cuore malato; i tanti ricordi che risorgono intatti da un luogo che non esiste, se non nell’anima; la certezza barcollante per un Dio che solo in quanto “essere” pensabile diviene possibile.

Con questo memoriale lirico e familiare, Turi Vasile scrive uno dei suoi libri più commoventi. E, nonostante in uno dei racconti più belli di questa raccolta un uomo perda la propria ombra, solo alla fine quest’uomo capirà che, senza la propria ombra, si muore per davvero. L’ombra è su di noi, e dobbiamo portarla addosso come un doppio siamese. Sono pochi gli scrittori che sanno “dialogare con le ombre” come Vasile – e, sempre, anche i morti sembrano vivi, nei suoi racconti. Aleggia sull’opera di questo scrittore un nuovo mito, quello di Margite, colui che sapeva fare tutto, ma tutto faceva male.

È, chiaramente, una riconferma del grande mito dello scrittore come dilettante. Senza grancasse e senza sociologia – sorretto soltanto da una lingua tersa e immediata, da un’attitudine al sogno che lo pone al fianco dei grandi lirici greci, e da un’attenzione al quotidiano miracolosa, e all’epifanico dettaglio minimo – Vasile si riconferma uno dei nostri grandi scrittori, proprio perché raramente s’era vista così tanta luce nella disperazione, sia pure addolcita da lontani gesti perduti, e da un Dio lontano che, in certi momenti, sembra avere la stessa faccia del suo buon padre. A.D.C.

«Con questa nuova raccolta di racconti, Turi Vasile scrive uno dei suoi libri più commoventi. Non ci sono segreti, in questo memoriale lirico. Anche la vita fuggitiva, e il mistero della morte e del dolore, sono accettati con bonomia, con lacrime di bambino e con la faccia di vecchio. E pure se sopra ogni dolore emerge lo strazio per la moglie Silvana, ormai chiusa nella torre della malattia, siamo davanti a un Amore che miracolosamente si compie e rinnova da più sessant’anni, un Amore antico che, totale e disarmante, pur crescendo di pari passo con l’angoscia “quella della morte che ci separerà” mai prima d’ora si era fatto portatore di così tanta luce nella disperazione. Luce che ritroviamo nella dolce immagine giovanile di Silvana “... a specchiarsi accanto a me e a sorridermi, anticipando la resurrezione del corpo.”»
Francesca Ottaviani, redazione Hacca


Turi Vasile: regista, produttore e scrittore, ha pubblicato, tra le altre cose: Paura del vento e altri racconti (Sellerio, 1987), Un villano a Cinecittà (Sellerio, 1993), L’ultima sigaretta (Sellerio, 1996), Male non fare (Sellerio, 1997), Il ponte sullo stretto (Sellerio, 1999), La valigia di fibra (Sellerio, 2002), Morgana (Avagliano, 2007) e Silvana (Avagliano, 2008).

"L'ombra"
di Turi Vasile
EDIZIONI HACCA
Pagine: 166
Prezzo: 14,00
ISBN: 978-88-89920-32-9
Anno: agosto 2009
collana Novecento.0

venerdì 11 settembre 2009

"I due dogmi" di Roberto Satolli e Paolo Vineis

Un invito al dialogo costruttivo tra “persone di buona volontà”, nella convinzione che la complessità dei problemi legati alla vita vieti la contrapposizione tra un campo laico arroccato nella difesa della scienza, e un campo religioso chiuso nella salvaguardia di principi astratti drammaticamente inadeguati.

La scienza si scontra sempre più spesso con posizioni che si oppongono alle sue conquiste in nome della religione o dell’etica. Il più delle volte questa opposizione si risolve in un doppio dogmatismo. Da una parte l’inflessibilità di chi, soprattutto nella gerarchia cattolica odierna, ritiene di avere accesso a una verità trascendente o comunque superiore alle conoscenze empiriche. Dall’altra si contrappone la rigidità di quanti, dall’interno del mondo scientifico, tendono a presentare le proprie conoscenze come certezze, ignorandone o fingendo di ignorarne i limiti. I guasti di queste due debolezze travestite da dogmi si vedono nel dibattito, ormai quasi quotidiano, su argomenti come il cambiamento climatico, le cellule staminali, il prolungarsi artificiale e magari indesiderato della vita e della morte. Quasi tutti abbiamo la sensazione di essere “agiti” in queste discussioni, senza mai realmente capire quali sono i fatti e quali sarebbero le decisioni giuste.

Il libro non pretende di dare risposte, ma afferma alcuni semplici presupposti che consentono di condividere un metodo di deliberazione partecipata sui temi rilevanti per la società intera. Il primo è che la scienza non è una ricetta per trovare risposte “giuste” ai dilemmi etici e politici della società contemporanea. Il secondo è che le conoscenze prodotte dalla scienza sono comunque quanto di meglio abbiamo a disposizione per illuminare (non dettare) le scelte e soprattutto per scartare le opzioni non più sostenibili.

Roberto Satolli, medico, ha lasciato la professione ospedaliera per dedicarsi interamente all’informazione e comunicazione sulla salute. Nel 1993 ha fondato l’agenzia Zelig di informazione, comunicazione e formazione medica. È responsabile dal 2001 dell’Unità operativa comunicazione e informazione nell’ambito del Sistema nazionale linee guida; membro del Consiglio direttivo del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica e del Comitato di indirizzo Cochrane italiano; presidente, dal 2005, del Comitato etico indipendente dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Tra gli ultimi suoi libri: Dizionario storico della salute (con Giorgio Cosmacini e Giuseppe Gaudenzi, Einaudi 1997), La clonazione e il suo doppio (con Fabio Terragni, Garzanti 1998), Lettera a un medico sulle cure dell’uomo (Laterza 2003). Con Feltrinelli ha pubblicato, nel 1992, Vita morte miracoli – medicina, genetica, diritto: conflitti e prospettive (con Stefano Nespor e Amedeo Santosuosso).

Paolo Vineis, medico, è professore di Epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra e professore aggiunto di Epidemiologia alla Columbia University di New York; dirige la sezione di Scienze della vita alla Fondazione ISI di Torino. Il suo campo principale di attività è la ricerca sulle cause ambientali dei tumori e l’interazione con la suscettibilità genetica. Ha pubblicato più di 400 articoli scientifici e alcuni libri: Il crepuscolo della probabilità (Einaudi 1999), Equivoci bioetici (Codice 2006). Ha curato, The Molecular Epidemiology of Chronic Diseases (con Chris Wild e Seymour Garte, Wiley 2008).

"I due dogmi"
Oggettività della scienza e integralismo etico
di Roberto Satolli e Paolo Vineis
Contributi: Ignazio Marino
FELTRINELLI
Collana: Campi del sapere
Pagine: 192
Prezzo: Euro 16

giovedì 10 settembre 2009

"Murad Murad" di Suad Amiry

"Cosa abbiamo fatto nelle ultime dieci stramaledette ore? Perché ci hanno sparato? Perché ci hanno rincorsi, picchiati e arrestati se siamo ancora “dalla nostra parte”, sulla nostra terra, sul versante della Cisgiordania? Se il muro separa la Palestina da Israele, perché ci molestano in casa nostra?" L’avventura di un gruppo di palestinesi alla ricerca di lavoro clandestino in terra di Israele.


Cambiare sesso. Suad Amiry sa benissimo che è questo l’unico modo per raccontare la paradossale condizione dei lavoratori palestinesi costretti a superare il confine con Israele per trovare lavoro. E così fa. Suad si traveste da uomo e raggiunge nottetempo un villaggio vicino a Ramallah da dove comincia il suo viaggio, lungo le strade costeggiate di olivi che conducono in Israele, insieme al fido Mohammad, a Murad – sfrontato, grezzo, tamarro, un ragazzo come tanti – e ai loro amici. Ridono, scherzano, parlano del lavoro che, forse, li aspetta al di là del confine, ma la testa è sempre altrove: ai soldati israeliani che potrebbero arrestarli da un momento all’altro, alla diffida che riceverebbero se venissero presi e che sancirebbe una “carcerazione preventiva”, alla pallottola sparata da qualche cecchino nascosto tra gli alberi.

Quando, dopo una marcia sulle colline e una serie di traversie, riescono infine a superare il muro e a mettere piede in Israele, è tardi: il lavoro non c’è più. Si confondono con i civili israeliani e salgono su un autobus per cominciare il viaggio di ritorno verso casa. Davanti a loro un paesaggio non ignoto ma visto forse per la prima volta con occhi diversi: tutto quello che era stato “palestinese” non c’è più, non c’è più memoria dell’architettura, delle coltivazioni, della vita quotidiana di un popolo che lì è vissuto per secoli.

Suad Amiry è un’architetta palestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah. Cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University di Beirut e all’Università del Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo. Dal 1981 insegna archittettura alla Birzeit University e, da allora, vive a Ramallah. Ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell’architettura palestinese.

"Murad Murad"
di Suad Amiry
FELTRINELLI
Traduzione: Maria Nadotti
Collana: Varia
Pagine: 176
Prezzo: Euro 14,5
In libreria dal 9 settembre 2009

Appuntamenti con Suad Amiry:

- incontro con l'autrice per la presentazione del nuovo libro "Murad Murad" l' 01/10/2009, alle ore 18.30, presso la Feltrinelli Libri e Musica, Galleria Colonna 31/35 a Roma.

- incontro con l'autrice per la presentazione del libro "Murad Murad" il 02/10/2009, alle ore 18.30, presso la Feltrinelli Libri e Musica, Piazza dei Martiri a Napoli.

- "La scrittura al tempo della guerra". Incontro con l'autrice al Festival Internazionale, il 03/10/2009, alle ore 11.30, presso il Cinema Apollo a Ferrara.

martedì 8 settembre 2009

"Piccolo dizionario del cinema" di Marie-Thérèse Journot

Da «saturazione» a «stacco», a «zoom», da «acusmatico» a «diegesi», a «Dogma»: oltre 500 lemmi cinematografici, corredati da una spiegazione sintetica e accessibile anche al profano. Questo piccolo dizionario di Marie-Thérèse Journot vuole essere uno strumento di uso quotidiano, pratico ed essenziale, per chi non soltanto desidera conoscere il significato dei termini tecnici ma si propone anche di acquisire le nozioni di base della storia e della critica del cinema.

Marie-Thérèse Journot insegna all’Università della Sorbonne Nouvelle - Paris III.

"Piccolo dizionario del cinema"
di Marie-Thérèse Journot
ED. LINDAU
Collana «Strumenti»
ISBN 978-88-7180-709-6
Pagine 208
Euro 14,50

lunedì 7 settembre 2009

"Santa Mafia" di Petra Reski

Così svelo la Gomorra tedesca – "Se andiamo avanti così in pochi anni la ’ndrangheta si mangia la Germania”. Petra Reski ha i titoli per dirlo: da vent’anni scrive articoli sulle cosche. Ora però il suo ultimo libro è diventato un caso. Scomodo anche per lei.
– Io Donna, Corriere della Sera

Petra descrive gli affari dei mammasantissima della ’ndrangheta in Italia e nel suo paese: alberghi, pizzerie, strutture di lusso ma anche finanziarie, conti correnti e investimenti. Fa nomi e cognomi dei boss e dei loro referenti e protettori politici, descrive i raffinati meccanismi del riciclaggio raccogliendo inchieste fatte in Italia e il parere di magistrati che da anni sono impegnati sul difficile fronte della lotta alla mafia finanziaria.
– L’Unità

Duisburg, agosto 2007. Davanti al ristorante Da Bruno vengono ritrovati i cadaveri di sei uomini, tutti calabresi, crivellati da 70 proiettili. Sarà chiamata la Strage di Ferragosto: il primo segno evidente della penetrazione delle mafie italiane nel mondo, della lenta ma inarrestabile colonizzazione portata avanti dai “cafoni” in Francia, Spagna e Germania. Ed è proprio qui, nel cuore produttivo d’Europa, che la mafia ha da tempo indirizzato i propri traffici, non solo per farli fruttare ma soprattutto per “ripulirli”: alberghi, pizzerie, ristoranti di lusso ma anche conti correnti e finanziarie.

Il libro di Petra Reski, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, è un lungo viaggio di ritorno da Palermo a Duisburg. La ricostruzione di un mosaico di luoghi, persone e vicende che parte dalla Sicilia e sale seguendo le rotte della criminalità: Calabria, Campania, su fino al ricco nord-est. E poi ancora oltralpe, nella sua Germania, terra di elezione della mafia, dove non esiste il reato di associazione mafiosa e non sono ammessi l’uso intensivo delle intercettazioni e la confisca dei beni.

Nell’edizione originale il libro è uscito censurato per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia (sia italiane che tedesche), nei documenti giudiziari, in numerosi resoconti giornalistici. Tuttavia, di loro non si può parlare in un libro; la gente deve continuare a ignorare il problema. L’edizione italiana poteva scegliere di eliminare semplicemente queste parti del testo; invece ha deciso di riportare le medesime righe nere sulle parole che sono costate a Petra Reski intimidazioni e minacce. Perché il lettore abbia una chiara immagine del bavaglio con cui il potere cerca costantemente di ridurre al silenzio il giornalismo più coraggioso.

Petra Reski è nata in Germania, nella regione della Ruhr, ha studiato a Trier, Münster e Parigi e si è laureata in letteratura francese, scienze politiche e sociologia. Ha vinto il concorso della scuola di giornalismo di Amburgo, la prestigiosa Henri-Nannen-Schule, e ha iniziato la sua carriera come reporter per il settimanale Stern. Attualmente è corrispondente culturale per Die Zeit e altre testate tedesche, mensili e settimanali, tra cui Geo, Focus, Merian, e ha pubblicato svariati libri. Arrivata in Italia nel 1989 per scrivere un reportage sulla primavera a Palermo, decide di rimanervi “per comprendere quelle che sono le contraddizioni di questa terra anche attraverso la mafia”. Da allora non ha mai più smesso di occuparsene. Il suo sito è www.petrareski.com In Germania è stata eletta Miglior Giornalista del 2008 nella categoria “reporter” proprio a seguito della pubblicazione di questo libro. In Italia, per il suo impegno “al servizio dei grandi valori del giornalismo”, ha ricevuto a Nocera Inferiore il Premio Civitas 2009 da parte dell’associazione ANDE, che premia donne distintesi per il loro impegno nella lotta alla mafia, e l’ Amalfi Coast Media Award, il premio internazionale del giornalismo.

Il libro verrà presentato:

a Bologna, sabato 12 settembre, alle ore 21.15, presso la Libreria Feltrinelli, in piazza Galvani, 1/h. Con l'autrice, Petra Reski, interverrà Roberto Morrione, giornalista.

domenica 13 settembre 2009, alle ore 21.00, presso la Sala Dibattiti Centrale della Festa dell'Unità di Bologna (Parco Nord - via Stalingrado). Con l'autrice interverranno Antonio Ingroia Magistrato, Procuratore aggiunto di Palermo, Roberta Bussolari del Coordinamento Libera Emilia Romagna, Roberto Morrione, giornalista, Direttore di Libera Informazione, Rita Ghedini, Senatrice del Partito Democratico. Modera il dibattito Raffaele Donini, giornalista e Consigliere Provinciale Partito Democratico Provincia di Bologna

lunedì 14 settembre, alle ore 21.00, presso la Sala Rossa deella Festa dell'Unità di Modena (Ponte Alto - Stradello Anesino). Con l'autrice, Petra Reski, interverrà Maurizio Torrealta.




sabato 5 settembre 2009

"La regina del mondo" di Jacques Julliard

Il potere dell'opinione pubblica
prefazione di Ferruccio De Bortoli


La regina del mondo è l’opinione pubblica che è entrata di forza nella democrazia rappresentativa attraverso i sondaggi, i manifesti, internet, il rifiuto delle caste…

L’autore esplora le radici e le conseguenze del fenomeno. In Francia il libro ha sollecitato un acceso dibattito e vinto il premio per il miglior libro politico del 2008.

L’uomo ordinario irrompe sulla scena. Un cittadino che non è più definito unicamente dai propri interessi economici e materiali, dalle ideologie o dalla cultura, «ma da un cocktail di tutto questo, nel quale hanno un ruolo decisivo la passione, l’emotività, l’immediatezza». Un cittadino a cui i parlamenti non bastano più. Sostiene Julliard che «la Rete è una chance. Ma anche un grande rischio: internet abolisce la diseguaglianza nell’opinione». Ma se pensiamo a Obama, all’importanza della democrazia d’opinione durante la sua campagna elettorale, non possiamo non chiederci che cosa sta cambiando e cosa ne sarà della democrazia oggi.

La prefazione di Ferruccio de Bortoli spiega quanto l’opinione pubblica pesa in Italia.

Jacques Julliard, storico e giornalista, direttore all’École des Hautes Études in scienze sociali, è editorialista del «Nouvel Observateur». I suoi lavori vertono sul sindacalismo rivoluzionario e sulle culture politiche nella Francia contemporanea.

"La regina del mondo"
di Jacques Julliard
MARSILIO
pp. 112
2009
isbn: 978-88-317-9750-4

"La Controriforma della scuola. Il trionfo del mercato e del mediatico" di Baldacci e Frabboni

Un’accorata e radicale denuncia dei nuovi progetti di Controriforma per la scuola.

La "Riforma Gelmini" finirà per colpire gravemente la Scuola pubblica. Ha già iniziato a demolire due sue antiche architravi: il diritto di tutti allo studio e la qualità dell'istruzione.

E la sta privando dei suoi due fondamentali princìpi di riferimento: la Persona e la Cultura. In cambio, la Controriforma del ministro - perché di questo si tratta - propone la medicina miracolistica del binomio scuola-azienda, destinata a ridurre la Scuola al ruolo di ruota di scorta delle imprese.

I provvedimenti di questa Controriforma non si giustificano né in rapporto alle esigenze di sviluppo civile di uno Stato democratico, né in relazione alla crescita del sistema socio-economico.

Nell'epoca attuale, la forza civile, democratica ed economica di un Paese è legata alla qualità delle competenze acquisiste nella formazione. Perciò, occorre garantire a tutti un'alfabetizzazione culturale forte fin dall'inizio della Scuola primaria.

Il ritorno al maestro unico, la soppressione delle compresenze, l'accorpamento dei plessi scolastici - con il conseguente depauperamento degli spazi laborario-atelier -finiranno invece per indebolire l'efficacia della Scuola e per rendere più fragile l'alfabetizzazione dei nostri alunni. Il tenore delle competenze assicurate dall'istruzione di base tenderà ad abbassarsi, e ciò renderà più cagionevole la salute socio-economica del nostro Paese, e più incerte le sue prospettive di sviluppo civile e democratico.

(tratto da www.francoangeli.it)

Massimo Baldacci è professore ordinario di Pedagogia generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università "Carlo Bo" di Urbino. Aderisce al problematicismo pedagogico di marca critica e razionalista.

Franco Frabboni è professore ordinario di Pedagogia all'Università di Bologna. La sua ricerca aderisce alle ragioni teoriche ed empiriche del razionalismo critico di impostazione problematicista.

La Controriforma della scuola. Il trionfo del mercato e del mediatico
di Massimo Baldacci , Franco Frabboni
FRANCO ANGELI
Collana: Il mestiere della pedagogia
pp. 128
1a edizione 2009

giovedì 3 settembre 2009

"Oltre il muro" di Anna Chiarloni

Qual è il volto della nuova capitale a vent'anni dalla riunificazione della Germania?

Berlino resta un luogo simbolico, cuore pulsante di una realtà in continua trasformazione. La città scala il muro del tempo rivelando la ricerca di un'identità nazionale sia nei segni remoti di una tradizione dispersa che nei linguaggi più innovativi della modernità europea.

Attraverso la penna di studiosi tra i più accreditati nelle varie discipline, dall'architettura al cinema e alla letteratura, i saggi qui raccolti narrano di memoria e demolizione, congedi e vessilli di un orizzonte urbano in transito verso il futuro.

Crocevia di grandi migrazioni Berlino si ripropone come laboratorio di idee e culture diverse, realtà composita di libertà e nostalgia, tesa a sanare le ferite inflitte dalla storia.

Anna Chiarloni insegna Letteratura tedesca all'Università degli Studi di Torino. Fra le sue pubblicazioni: Christa Wolf, Stampatori, Torino 1990; Grenzfallgedichte, Aufbau, Berlino 1991 (con H. Pankoke); Nuovi poeti tedeschi, Einaudi, Torino 1994; Germania '89. Cronache letterarie della riunificazione tedesca, FrancoAngeli, Milano 1998.

"Oltre il muro"
Berlino e i linguaggi della riunificazione
di Anna Chiarloni
FRANCO ANGELI
Contributi di Eva Banchelli, Tomà Berlanda, Cristina Bianchetti, Rita Calabrese, Fabrizio Cambi, Liza Candidi T.C., Gerhard Friedrich, Matteo Galli, Antonella Gargano, Hannes Krauss, Domenico Mugnolo, Daniela Nelva, Manuela Poggi
Collana: Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino
Argomenti: Letteratura - Storia politica e diplomatica - Storia urbana e del territorio - Storia della cultura e del costume
Livello: Studi, ricerche
pp. 208
1a edizione 2009

martedì 1 settembre 2009

"Il sistema sceneggiatura" di Luca Bandirali ed Enrico Terrone

IL SISTEMA SCENEGGIATURA
Scrivere e descrivere i film.

il nuovo libro di Luca Bandirali e Enrico Terrone
DAL 17 SETTEMBRE IN LIBRERIA

Negli ultimi trent’anni la teoria del cinema si è occupata soprattutto del contesto del film, delle poetiche degli autori e degli atteggiamenti degli spettatori, lasciando che l’analisi delle strutture narrative divenisse appannaggio dei manuali di sceneggiatura.

Il tentativo di rispondere alla domanda teorica «che cos’è una storia per il cinema?» […] si è trovato sempre più spesso a passare attraverso le risposte alla domanda pratica «come funziona una sceneggiatura?», e quindi attraverso le riflessioni delle persone che le sceneggiature le scrivevano e le leggevano per mestiere.

Così ai formalisti russi (Propp, Jakobson) e ai narratologi francesi (Greimas, Genette), peraltro tutti teorici della letteratura più che del cinema, si sono progressivamente sostituiti i nomi degli story analyst e degli script consultant americani, i cosiddetti «neoaristotelici» […].

Questa mutazione del sistema di riferimento ha due conseguenze principali, una virtuosa e una viziosa.

L’aspetto virtuoso consegue dall’impostazione empirica e pragmatica degli story analyst, che non sono professori rinchiusi nella turris eburnea a vedere sempre gli stessi dieci film, ma professionisti che lavorano a stretto contatto con le grandi produzioni hollywoodiane, le quali offrono loro uno sterminato repertorio di «case studies» e soprattutto un sostanzioso banco di prova per la verificabilità delle ipotesi e dei modelli.

Ma da questa supremazia della prassi deriva anche l’aspetto vizioso della narratologia degli story analyst, ovvero la sua mancanza di rigore, di universalità e di sistematicità, e quindi la sua tendenza a ridursi a un bagaglio di trucchi e formule per imparare a scrivere «una grande sceneggiatura», dove l’enfasi è posta sul prescrivere come deve funzionare la trama del film da farsi, assai più che sullo spiegare come funzionano le trame dei film che già esistono.

Il sistema sceneggiatura si propone invece l’obiettivo di restituire lo studio delle strutture narrative alla teoria del cinema, facendo tesoro delle acquisizioni della manualistica degli story analyst, riformulate però all’interno di un discorso rigoroso e sistematico.

Il sistema sceneggiatura è animato dunque dalla volontà di trasformare gli strumenti pratici dei neoaristotelici in una macchina ideale, perfetta, paradigmatica, capace di spiegare «come funziona una sceneggiatura, che cos’è una storia per il cinema» in generale, nei termini concettuali di una teoria.

Di questa «macchina per scrivere e descrivere i film» le parti del libro analizzano le differenti componenti.

Nei capitoli iniziali ci si sofferma sul «telaio» della narrazione cinematografica, che consiste nelle definizioni basilari (storia e sceneggiatura, cap. 1), nei principi generativi (story concept e tema, cap. 2), e negli elementi costitutivi (personaggio e mondo, cap. 3). Da qui, si passa alla «dinamica», cioè al «motore» in grado di mettere in movimento la storia: questo «motore narrativo» è formato da uno schema basilare (il plot, cap. 4) e dalla sua attuazione (struttura in tre atti, cap. 5), il cui studio approfondito contempla la possibilità di varianti (le strutture alternative, cap. 6) e di versioni (il viaggio dell’eroe, cap. 7). Quindi è la volta della «carrozzeria» della storia, che consiste nella costruzione dei singoli segmenti (la scena, cap. 8) che sostanziano gli schemi narrativi traducendone le fasi e gli snodi in azioni concrete.

Infine si tratta di capire come avviene la «guida» della macchina, cioè con quali operazioni il discorso narrativo tiene le redini della storia (plot D, cap. 9); al che, si potrà tracciare una mappa delle principali «strade» che la macchina narrativa è solita percorrere (i generi, cap. 10).

Resta da stabilire a chi sia destinata questa «macchina per scrivere e descrivere i film».

La risposta è implicita nella formulazione stessa: il Sistema riguarda chi i film li vuole scrivere – sceneggiatori e aspiranti tali – perché capire come funziona un film è il modo migliore per imparare a progettarne uno; ma il libro riguarda ancor più chi i film vuole imparare a descriverli: a riconoscere come sono fatti, a capire come funzionano o come non funzionano, ad acquisire gli strumenti utili per analizzare, valutare, interpretare un’opera cinematografica con cognizione di causa. Dunque Il sistema sceneggiatura non si rivolge solo agli sceneggiatori, ma anche agli script consultant, ai critici cinematografici, agli studiosi e agli studenti.

Soprattutto si rivolge allo spettatore appassionato di cinema – qualunque sia il modo in cui questa passione si manifesta, fosse anche semplicemente guardando dei film – nella convinzione che la conoscenza di strutture e principi offra la possibilità di trasformare l’oggetto della propria passione in una disciplina che sarà fonte di piacere e conoscenza.

Luca Bandirali è docente di Storia e Tecnica della Sceneggiatura presso l’Università del Salento e ha scritto insieme a Sabina Guzzanti la sceneggiatura del film Le ragioni dell’aragosta (2007).

Enrico Terrone insegna Storia e critica del cinema presso l’Università del Piemonte Orientale e collabora con il Labont (Laboratorio di Ontologia) dell’Università di Torino.

Sono entrambi redattori di «Segnocinema».Per Lindau hanno scritto: Nell’occhio, nel cielo. Teoria e storia del cinema di fantascienza (2008).

"Il sistema sceneggiatura"
di Luca Bandirali ed Enrico Terrone
Edizioni Lindau
«Saggi»
pag. 326
euro 22
ISBN 978-88-7180-831-4

INTERVISTA AGLI AUTORI

Perché un libro sulla sceneggiatura?

Il cinema nella nostra società è stato ed è usato principalmente per raccontare storie, e quindi abbiamo ritenuto che un discorso adeguato sui film richieda come punto di partenza una riflessione approfondita sul funzionamento di queste storie. Ci interessava stabilire quali fossero le loro parti essenziali e i loro procedimenti di costruzione, partendo dall'impianto generale, cioè dalla domanda: «Che cosa deve necessariamente succedere perché ci sia una storia?», per arrivare fino ai minimi dettagli: «Come è fatto il mondo abitato dai personaggi di una storia? Attraverso quali traiettorie si dipana la storia? In che modo queste traiettorie sono scomposte in scene? Come funziona, presa singolarmente, ciascuna scena?»

A quali categorie di film si riferisce il vostro studio?
La risposta può sembrare presuntuosa ma è sincera: a tutti i film narrativi, da quelli più «commerciali» a quelli più «sperimentali», dai «classici» ai «contemporanei». Il nostro sistema comprende una molteplicità di sfumature e sfaccettature, ed è concepito per rendere ragione di qualsiasi film che rientri nell’alveo della narrazione, come dimostra il vasto repertorio di esempi al quale abbiamo fatto ricorso.

A quale lettore vi rivolgete?Non esiste individuo che non si confronti con delle narrazioni, di qualsivoglia genere. Nella nostra società le narrazioni dominanti sono quelle cinematografiche in senso lato (film e serie tv). Il nostro «sistema» è concepito dunque per un lettore-spettatore che, fatta l'esperienza della visione del film o della serie televisiva, abbia desiderio di coglierne e comprenderne i meccanismi, ad esempio al fine di corroborare i suoi giudizi sul film con argomentazioni fondate, anche semplicemente nel corso di una conversazione all’uscita dalla sala. Pensiamo al fatto che comunemente il discorso sui film è incentrato sulla storia che essi raccontano; crediamo in tal senso che possa essere molto interessante affrontare questo discorso così diffuso e condiviso con degli strumenti adeguati. È come conoscere la lingua di un paese, quando lo si visita; di solito se ne fa un'esperienza più piena e soddisfacente.

Dunque il libro serve soltanto per capire più in profondità i film e per discuterne con competenza?
No, serve a questo, ma non soltanto a questo. C'è un altro livello di lettura altrettanto importante: è quello a cui si accede quando si prova a scrivere una propria storia, e ci si rende conto che oltre alla cosiddetta ispirazione, c'è un gran bisogno di regole, coordinate, procedimenti, che servono a dare veramente forma all'idea narrativa che si ha; in questo caso, il "sistema" per leggere una narrazione altrui diventa il sistema per produrne una propria nel miglior modo.