venerdì 26 giugno 2009

"1000 Lingue, come parla il pianeta"

1000 Lingue è una sorta di tour linguistico per il pianeta, che esplora le fonti, le tipologie e la relazioni che intercorrono fra le diverse lingue. Passa in rassegna le lingue e gli idiomi del pianeta nonché le caratteristiche delle lingue morte.

Il volume è organizzato per regioni e ogni voce riporta il numero delle persone che parlano quella lingua, l’area geografica coperta, la crescita e lo sviluppo e altri aspetti chiave. Il testo seppur scritto da studiosi è accessibile e comprensibile ed è corredato da mappe e fotografie.

Le lingue morte o a rischio vengono trattate in maniera esaustiva e le mappe spiegano la dislocazione dei diversi gruppi.

I termini più importanti sono spiegati in un ampio e dettagliato glossario.

Ci sono oltre 6000 lingue in uso nel mondo, da quelle parlate da milioni di persone a quelle che sopravvivono grazie a comunità piccolissime. Tuttavia, molti studiosi ci avvertono che intorno al 2050 metà delle lingue attuali saranno scomparse. Diventa quindi un viaggio culturalmente interessante sapere quali sono quelle attuali e conoscere le loro caratteristiche.


"1000 Lingue, come parla il pianeta"
Edizione: Logos Books
Cover: Rilegato con sovraccoperta
Dimensioni: 210x260
Pagine: 288
Lingua: Italiano
Prezzo: 24.95 euro
ISBN: 9788879409186

giovedì 25 giugno 2009

"Traffici criminali" di Gabriella Gribaudi

Il volume presenta i risultati di una ricerca sulla camorra nel confronto con fenomeni analoghi in Italia e all’estero.

Le organizzazioni criminali vengono analizzate nel loro sviluppo storico evidenziandone la struttura, le relazioni con la popolazione locale, il radicamento in un contesto geografico, il controllo del territorio, i rapporti con la politica.

Ma vengono anche seguite nelle loro attività più sommerse, attraverso vaste reti internazionali perfettamente integrate nei più moderni processi di globalizzazione, nei traffici illegali che dominano il mondo: il commercio della droga o dei beni contraffatti, il controllo delle migrazioni clandestine o semplicemente la circolazione di merci che tenta di eludere frontiere e tasse.

Sono lunghe catene che attraversano territori, uniscono segmenti di mondo estremamente differenziati, li mettono in comunicazione. Produzione, commercializzazione, distribuzione del prodotto si svolgono in un continuum fra mercati legali e mercati illegali, e il confine tra i due si sposta costantemente.

Con il declino dello sviluppo industriale che ha retto l’era «moderna», città-porto come Napoli, Marsiglia, Tangeri acquistano oggi un ruolo centrale agli snodi di questa enorme rete di traffici internazionali. I clan camorristi e mafiosi hanno capitale economico, umano e sociale per inserirsi appieno in questi traffici, mantenendo saldissime radici locali e acquistando insieme una dimensione transnazionale in un intrico inestricabile di modernità e tradizione.

La curatrice:
Gabriella Gribaudi insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha pubblicato Mediatori. Antropologia del potere democristiano nel Mezzogiorno (Rosenberg & Sellier, Torino 1980); A Eboli. Il mondo meridionale in cent’anni di trasformazione (Marsilio, Venezia 1990); Donne, uomini, famiglie. Napoli nel Novecento (L’ancora del Mediterraneo, Napoli 1999) e, presso la nostra casa editrice, Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste: Napoli e il fronte meridionale 1940-44 (2005). Fa parte della direzione di «Quaderni storici».


"Traffici criminali"
Camorra, mafie e reti internazionali dell’illegalità
a cura di Gabriella Gribaudi
BOLLATI BORINGHIERI
Anno 2009
Collana «Nuova Cultura - Introduzioni»
Prezzo €20,00
620 Pagine

mercoledì 24 giugno 2009

"Le anime nere del capitalismo" di Gianni Flamini

Dalle Torri Gemelle alla crisi economica globale: le guerre e i crimini di un sistema malato.

L'11 settembre 2001 la furia cieca del terrorismo si è abbattuta sulle Torri Gemelle di Manhattan riducendole in polvere. Da quel terribile giorno il fantasma di Al Qaeda è diventato il simbolo di una crociata contro il terrore che non risparmia vittime innocenti.

Dalla fine del 2001 gli Stati Uniti, con l'Europa al seguito, si sono avventurati in guerre lontane quanto disastrose. Afghanistan, Iraq, Palestina: massacri su massacri si consumano in nome della democrazia, mentre gli strepitanti megafoni di un'imponente macchina pubblicitaria continuano a inneggiare alla guerra e alla paura, salvo tacere, con il beneplacito della comunità internazionale, di fronte alle stragi di civili innocenti.

E mentre fiumi di petrolio coprono la verità, e Israele procede indisturbato l'opera di annientamento del popolo palestinese, è Sua Maestà il dollaro a muovere la scacchiera degli equilibri internazionali. Fino alla resa dei conti nel 2008, quando, sempre a Manhattan, in un altro terribile giorno di settembre, il crollo di Wall Street ha svelato una nuova sconvolgente verità: in tutti questi anni, di pari passo con la follia della Guerra Globale al Terrorismo, serpeggiava silenziosa un'altra follia, quella dei maghi della finanza che promettevano l'Eldorado e hanno invece prodotto milioni di nuovi disoccupati.

Hanno scritto di Gianni Flamini:

«Flamini basa il suo racconto su fatti accertati. E riesce a far vedere quei brandelli di verità che vengono allegramente ignorati.»
Internazionale

«Il libro di Flamini è una lettura importante, diretta, agile e l'autore non teme di schierarsi a difesa della libertà e della democrazia.»
Le Monde Diplomatique

Gianni Flamini: bolognese, fa il giornalista. Da oltre trent’anni è impegnato in ardue e non indulgenti ricerche sui temi del terrorismo, dell’eversione e della “politica parallela” (quella che si fa ma non si dice). Ha pubblicato una serie di libri-inchiesta: Un agosto tranquillo, Il partito del golpe, L’ombra della piramide, La banda della Magliana, I pretoriani di Pace e Libertà, Segreto di Stato (con Claudio Nunziata), Brennero Connection, L’amico americano, Il bullo del quartiere, Il sindacato scomodo, Diario criminale (con Claudio Nunziata); e, per la Newton Compton, i volumi L'Italia dei colpi di Stato e Il libro che lo Stato italiano non ti farebbe mai leggere.

"Le anime nere del capitalismo"
di Gianni Flamini
NEWTON COMPTON
ISBN 978-88-541-1495-1
Pagine 336
Euro 12,90
Controcorrente n. 51

martedì 23 giugno 2009

"I dolori della Pace" di Giuseppe Goffredo

Come possiamo accettare che il nostro benessere sia basato sulla morte e la sofferenza degli altri?

Come possiamo accettare che la pace si regga sulla occupazione delle terre altrui? Quale futuro immaginiamo per i nostri figli lasciandoli soli accanto ad arsenali di armi e ordigni nucleari?

Come possiamo sopportare che poche oligarchie di potere possano propagandare la guerra, in nome della democrazia e dell’umanità e chiederci di essere loro complici?

C’è stata per tutto il primo decennio del Terzo Millennio una oligarchia di potere che ha contrabbandato la crisi di civiltà, con lo “scontro di civiltà”.

All’attentato dell’11 settembre del 2001 il “bushismo” ha risposto con la “guerra preventiva”; il terrorismo e la guerra hanno preso, così, strade divergenti che hanno lo stesso obiettivo: nascondere il fallimento e l’incapacità della classe dirigente a risolvere i problemi del mondo. La sensazione che si ha è che siamo prigionieri di due opposti “fondamentalismi” che vogliono portare il mondo verso uno scontro frontale.

Scrivere, pensare, fare, a cominciare da un Paese posizionato nel pieno delle acque del Mediterraneo significa, così, ripristinare ogni giorno e sempre con pazienza e ostinazione i ponti di dialogo fra le diverse rive. Sapere che l’identità di questa Penisola è composta da una soggettività culturale molteplice, in cui è la ricchezza delle differenze a comporre l’unità da Sud a Nord. Sicché ragionare sul dialogo fra le culture e la pace è necessario per ritrovare una idea di “Noi” e del nostro futuro, fuori dal concetto selettivo del darwinismo armato.

Essere lucidi e fermi nel trovare la strada che porti alla ragione e alla pedagogia del disarmo “culturale”.

Giuseppe Goffredo poeta e scrittore è nato ad Alberobello in Puglia. Ha pubblicato le seguenti opere di poesia: Fra Muri e Sogni, "Nuovi Poeti Italiana" Torino, Einaudi, 1982; Paesaggi di Maggio, "Almanacco dello Specchio n. 13" Milano, Mondadori, 1989; Elegie Empiriche Guerini e Associati, Milano, 1992; Elegie Empiriche ampliata e ripubblicata per dall'editore Argo di Lecce nel 1995; Alle Porte di Alessandria (poesie 1977-2000), ed. La Mongolfiera, 2003; Contrade Madri di Aprile ed. Lieto Colle, 2007. Per la narrativa ha pubblicato "Il Cielo Sopra Baghdad. Diario di un viaggio in Iraq", ed. La Mongolfiera, 2003, nuova edizione Poiesis Editrice 2006. Dal 1983 al 1993 ha ideato e diretto a Conversano Poesia Inchiostro rassegna della poesia e dell'arte fra i Paesi Mediterranei. Dal 1994 ha fondato e dirige i Seminari di Marzo dialoghi: Mezzogiorno-Mediterraneo-Europa, la rivista da Qui letteratura arte e società fra le Regioni e le Culture mediterranee, Poiesis Editrice. Ha fondato e dirige Poiesis Editrice.

"I dolori della Pace"
scontro o crisi di civiltà nel Mediterraneo dal darwinismo geopolitico al disarmo culturale
di Giuseppe Goffredo
2009
€ 14,00
pp. 124
POIESIS EDITRICE
Saggi
collana: Le Ossidiane.

Il libro verrà presentato giovedì 25 giugno, alle ore 19.30, presso la libreria "Il Ghigno" che si trova in Via G. Salepico, 47. Interverrà l'autore.

lunedì 22 giugno 2009

"Una storia quasi soltanto mia" di Pinelli e Scaramucci

A quarant’anni dalla morte di Giuseppe Pinelli, il racconto della vedova del ferroviere anarchico morto in circostanze mai chiarite nella questura di Milano nel 1969.

“Ma non raggiungere la verità giudiziaria è una sconfitta dello Stato. È lo Stato che ha perso appunto perché non ha saputo colpire chi ha sbagliato. Perché in un modo o nell’altro, voglio dire direttamente o indirettamente, Pino è stato ucciso. E poi non è una questione di vincere o di perdere: semplicemente uno Stato che non ha il coraggio di riconoscere la verità è uno Stato che ha perduto, uno Stato che non esiste.”
Licia Pinelli

Licia e Pino si conobbero nel 1952 a un corso di esperanto, a Milano. Lei voleva imparare la “lingua universale” che avrebbe facilitato la comprensione tra i popoli e portato la pace; lui voleva prendere il diploma e insegnarlo. Comincia così la loro storia d’amore. Licia, che ha cominciato a lavorare come dattilografa a tredici anni, fa la segretaria e abita in un palazzo popolare in viale Monza. Quando finisce il lavoro fa a piedi il tragitto fino a casa con Pino. Parlano tanto, hanno ideali comuni e amano leggere. Dopo due anni di fidanzamento si sposano, nonostante le diffidenze dei genitori, e conducono una vita bohémien. Pino fa il ferroviere, è anarchico e, dato che con la nascita delle due figlie Licia lo spinge a uscire, si butta nella politica attiva. Per casa c’è sempre gente, e a Licia piace. Poi arriva la notizia della morte di Pino, che si sarebbe suicidato gettandosi dalla finestra della questura, nell’ufficio del commissario Calabresi. Licia non ci crede. Secondo lei, il marito è stato picchiato, creduto morto e buttato giù. Poi arriva l’omicidio Calabresi. Licia prova orrore alla notizia ma vuole sapere la verità e avere giustizia perché ha fiducia nello Stato di diritto. E, a quarant’anni di distanza, vorrebbe ancora la verità. Il racconto sobrio e mai retorico di questa vicenda molto privata, ma non “soltanto sua”, fondamentale per la storia d’Italia recente, è arricchito da una cronologia degli eventi più importanti dell’epoca, una bibliografia aggiornata, una raccolta di testimonianze di alcune personalità su Pinelli e un inserto di foto.

Licia Pinelli è la vedova di Giuseppe Pinelli. Il libro-intervista, "Una storia quasi soltanto mia", è stato pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1982.

Piero Scaramucci (Praga 1937), giornalista, inviato speciale alla Rai dove ha lavorato dal 1961 al 1992, dal 1992 al 2002 è stato direttore di Radio Popolare, che aveva contribuito a fondare nel 1976. Ha svolto attività sindacale e negli anni sessanta e settanta è stato militante di Lotta Continua e ha partecipato al Movimento dei giornalisti democratici. Svolge attività didattica per la formazione giornalistica. Oggi è vicepresidente del Comitato regionale per le comunicazioni della Lombardia.

"Una storia quasi soltanto mia"
di Licia Pinelli e Piero Scaramucci
FELTRINELLI
Collana: Universale Economica Vite Narrate
Pagine: 192
Prezzo: Euro 8,5
In libreria dal 2 settembre 2009

domenica 21 giugno 2009

"L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin" di Alessandro Baricco

“A volte azzardare ipotesi è solo un modo di chiarirsi certe domande. È il caso, ad esempio, di questo libro. A leggerlo può sembrare soprattutto una collezione di certezze: ma scriverlo è stato soprattutto un modo di mettere a fuoco dei dubbi. Interrogativi che dovrebbero sorgere spontanei in chi frequenta per amore o per mestiere la musica colta: che senso ha ancor oggi parlare di un suo primato culturale e morale? Il modo in cui la si consuma replica anacronistici riti o ha qualcosa a che vedere con il nostro tempo? E la Nuova Musica – totem indiscusso e scomodo – è stata un’avventura intellettuale della modernità o solo una sofisticata truffa? E continuare a scrivere musica oggi, è una cosa che ha un senso o è un esercizio gratuito per pochi eletti stabilitisi fuori dal mondo?”
dalla Nota introduttiva

Una serie di riflessioni sulla musica colta, o classica o seria, e sulla Nuova Musica, contemporanea, in Italia, alla luce del presente della modernità, o del post-moderno.

Quattro saggi che ruotano attorno a un interrogativo: come hanno reagito l’idea e la pratica della musica colta all’impatto con la modernità? Il primo Baricco: critico musicale e grande divulgatore.

Alessandro Baricco: nato a Torino nel 1958, si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al Conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di saggista e narratore. Come saggista esordisce con Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini (Il Melangolo, 1988; Einaudi, 1997). Castelli di rabbia (Rizzoli, 1991; Universale Economica Feltrinelli, 2007), suo primo romanzo, Premio Selezione Campiello e Prix Médicis Etranger, è un’autentica rivelazione nel panorama della letteratura italiana e ottiene il consenso della critica e del pubblico. Seguono Oceano Mare (Rizzoli, 1993; Universale Economica Feltrinelli, 2007), Premio Viareggio e Premio Palazzo al Bosco; il monologo teatrale Novecento (Feltrinelli, 1994) da cui Giuseppe Tornatore trae il film La Leggenda del pianista sull’oceano; Seta (Rizzoli, 1996; Fandango Libri, 2007), portato sullo schermo da François Girard con una produzione e un cast internazionali; City (Rizzoli, 1999; Universale Economica Feltrinelli, 2007) e Senza sangue (Rizzoli, 2002), tutti tradotti all’estero e recensiti dalle maggiori testate internazionali, dal “Guardian” al “New York Times”, da “Libération” a “Le Monde”. Tra i saggi, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (Garzanti, 1993); Barnum. Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1995) che raccoglie gli articoli comparsi nell’omonima rubrica curata ogni mercoledì sulle pagine culturali del quotidiano torinese “La Stampa” e Barnum 2. Altre Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1998), in cui sono raccolti gli articoli frutto della collaborazione con “la Repubblica”; è del 2002 Next. Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà. Compare in televisione nelle trasmissioni culturali “L’amore è un dardo”, sull’opera lirica, e “Pickwick”, dedicata ai libri. Tra le attività teatrali che lo vedono autore, regista e interprete, dopo i successi di Totem (di cui Fandango Libri ha pubblicato il libro nel 1999, Rizzoli due videocassette nel 2000 e Einaudi una videocassetta nel 2003) e di City Reading Project per il Romaeuropa Festival 2002 che ha dato origine a un volume fotografico (Rizzoli 2003), Baricco ha realizzato Omero, Iliade, in tre serate, pubblicando poi il libro (Feltrinelli, 2004). Nel 2003 pubblica per Dino Audino Editore la sceneggiatura di Partita Spagnola, di cui è autore con Lucia Moisio. A Questa storia (Fandango Libri, 2005; Universale Economica Feltrinelli, 2007), è seguito I Barbari. Saggio sulla mutazione (Fandango Libri, 2006; Universale Economica Feltrinelli, 2008), precedentemente pubblicato a puntate su “la Repubblica”. Nel 1994 ha ideato e fondato la Scuola Holden a Torino, di cui è preside, e dal 2005 è socio di Fandango Libri. Il suo ultimo lavoro teatrale è datato novembre 2007: una lettura interpretata (e ridotta) di Moby Dick.


"L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin"
Una riflessione su musica colta e modernità
di Alessandro Baricco
FELTRINELLI
Collana: Universale Economica
Pagine: 96
Prezzo: Euro 6
In libreria dal 9 settembre 2009

sabato 20 giugno 2009

"Ex Italia" di Giampaolo Visetti

Ex Italia: venti domande per venti regioni di un ex Paese

Nel maggio del 2008, Giampaolo Visetti si è messo in viaggio attraverso l’Italia. Per un anno, dopo un lungo periodo trascorso all’estero, ha percorso le regioni del Paese, preferibilmente sostando nei borghi e nelle città considerati marginali. L’obiettivo iniziale, scoprire le ragioni e le conseguenze nazionali della recessione mondiale, è presto cambiato. Guardando il territorio e discorrendo con le persone, è risultato chiaro che in questo tempo la crisi italiana non è causata dall’implosione di un modello capitalista. Siamo al cospetto di un mutamento più profondo: una trasfigurazione della società, innescata dall’esaurimento di una condivisa e riconosciuta cultura collettiva. Il viaggio in Italia, precisandosi, si è così allargato: fino ad assumere il profilo di un’inchiesta su un popolo che non è più se stesso e su una nazione che non sa più chi è. È affiorato il racconto di un’ex civiltà: un’ex Italia, irriconoscibile e periferica, composta di reduci del Novecento incapaci di compiere il passaggio secolare verso la successione di se stessi. Tutti gli esseri umani, scaturendo da una storia, sono in qualche modo «ex», spesso orfani di un’eredità. Ma gli italiani non si limitano a non essere più quelli che erano: non sono, prima di tutto, nelle condizioni di diventare ciò che dovrebbero essere per esprimere un carattere contemporaneo. Per questo un popolo ospitale, allegro, pronto all’approfondimento della conoscenza e aperto al confronto con gli altri, è oggi prigioniero della paura e di un montante odio verso qualsiasi esperienza travalichi l’interesse personale. È il compimento di una stupefacente rivoluzione civile, dagli esiti ancora misteriosi, che moltiplica e divide gli italiani, annullando l’Italia riciclata e bloccata in una perenne fuga da una nuova responsabilità. Ogni regione viene così raccontata attraverso la chiave di una vicenda capace di rappresentarla, ma nello stesso tempo scelta per documentare la realtà più ampia di uno spaesamento. Storie, fatti e numeri, restituiti con la precisione di una cronaca, formano i capitoli di un romanzo che esprime la nazione quale protagonista di un annullamento, dove il falso si è sostituito al vero. Ma questo viaggio non racconta solo il vago senso di vergogna, e di nostalgia, che ci opprime se pensiamo alle promesse che il Paese non mantiene: è uno specchio che guarda chi legge e lo riflette, per guidarlo, come la bussola fa con chi parte verso un luogo ignoto.

«Per l’Italia raccontata in questo libro il problema, ormai ineludibile, è tornare – o forse diventare – una nazione. Un sentimento civile e un principio di autorità condiviso. Pur mantenendo la sua molteplicità. Perché un Paese di paesi può reggere, di fronte al mondo che incombe. Non una galassia di paesi senza un Paese. Ciascuno geloso e prigioniero della propria diversità, della propria distinzione, della propria irriducibilità. Incapaci non solo di curare, ma perfino di riconoscere il proprio disagio. I propri mali. Un Paese, o meglio un “paesino”, così rischia di soccombere.»
Ilvo Diamanti

«Questo viaggio italiano pagina dopo pagina assume il sapore impagabile dell’inedito. La scelta degli argomenti, dei luoghi, delle persone, dei fatti, ha la freschezza di un’esplorazione. Di una catalogazione personale, tenace, di mutamenti da verificare, di antropologie da scoprire. Registra i suoni, le atmosfere, le fisionomie, racconta italiani spersi o resistenti, patetici o affascinanti. Un viaggio nella perdita di sé del nostro popolo. Più che una denuncia, è un antidoto.»
Michele Serra

Giampaolo Visetti è nato a Trento il 30 gennaio 1965. È giornalista. Ha diretto «L’Adige» e il «Trentino» di Trento, l’«Alto Adige» di Bolzano e il «Corriere delle Alpi» di Belluno. È stato vicedirettore del «Gazzettino» di Venezia. Già corrispondente da Mosca, è inviato speciale per «la Repubblica». Per i tipi della Bcdeditore nel 2008 ha pubblicato "Mai una carezza".

"Ex Italia"
Viaggio nel Paese che non sa più chi è.
di Giampaolo Visetti
BALDINI CASTOLDI DALAI EDITORE
2009
Pagine 256
€17.00
Codice ISBN 88-6073-598

venerdì 19 giugno 2009

"La città delle nuvole" di Carlo Vulpio

«Un giorno, però, qualcuno ha cominciato a guardare il cielo con una maggiore curiosità, poi con un più forte sospetto, infine con rabbia. Le nuvole non erano mai state tutte uguali come sembravano adesso, ecco qual era la novità sotto il sole di Taranto. Perché dentro quelle nuvole di cui nessuno si era mai accorto, o che nessuno aveva mai voluto vedere, si annidava un nemico che fa paura solo a nominarlo.»

Un mostro ecologico tiene sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro una città intera. È enorme, potente e pericoloso per la salute di chi vi abita intorno. È il centro siderurgico che si innalza alle porte di Taranto, ma sarebbe meglio dire che “occupa” la città, un’anomalia tutta italiana.

Un viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, attraverso la voce dei suoi protagonisti: inserti di una vita vissuta pericolosamente, in un clima segnato da omertà politica, rapporti occultati, vessazioni e omesse denunce. Rilevazioni contraffatte e rivelazioni scomode. E poi morti, tanti, quanti non ci si aspetterebbe, evaporati nel silenzio della città delle nuvole.

“C’è un diritto nella nostra Costituzione, che è assoluto e non accetta contemperamenti e limitazioni, ed è il diritto alla salute”. Ma Taranto non può fare a meno dell’industria, perché l’industria crea lavoro. Anche quando le sue emissioni inquinano oltre ogni misura, inondando la città con un fatale miscuglio di veleni: policlorobifenili, benzoapirene, emissioni radioattive, mercurio e, naturalmente, diossina, così tanta da far impallidire il caso Seveso. Un disastro ambientale con conseguenze dirette sulla salute di persone e animali.

Tra politici assenti – quando non troppo presenti –, sospetti e scandali annunciati, l’inchiesta di Carlo Vulpio persegue la “scellerata” ricerca della verità, supportato solo dalle attività di una società civile sempre più consapevole, nel (quasi) silenzio dei mezzi di informazione.

Perché, almeno fino a oggi, protocolli e atti d’intesa non sono serviti a chi l’acciaieria – e gli altri stabilimenti del polo industriale – la respira quotidianamente. Nonostante testimonianze, interrogazioni parlamentari, processi e condanne, il campionario delle vittime non accenna a diminuire: i malati di leucemia del quartiere Tamburi; fumatori incalliti di undici anni; donne e uomini sopraffatti dalla diossina; masserie svuotate; interi allevamenti di bestiame sterminati. Tutto questo, e altro ancora, senza troppi allarmismi.

Carlo Vulpio è inviato del Corriere della Sera, quotidiano per il quale lavora dal 1990. Si occupa di importanti fatti di cronaca e di inchieste in Italia e all’estero. Gli ultimi casi che ha trattato riguardano i magistrati Luigi de Magistris e Clementina Forleo. Queste inchieste sono state anche le ultime che Vulpio ha potuto raccontare, poiché il 3 dicembre 2008, dopo un articolo ricco di nomi e cognomi sui casi Why Not e Toghe lucane, Vulpio è stato improvvisamente sollevato dall’incarico dalla direzione del Corriere. Ha scritto Roba Nostra (Il Saggiatore, premio Rosario Livatino 2009) e ha insegnato per diversi anni all’Università statale di Bologna, come docente a contratto, nel corso di laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica.
Il suo blog è www.carlovulpio.it.

"La città delle nuvole"
Viaggio nel territorio più inquinato d'Europa
di Carlo Vulpio
EDIZIONI AMBIENTE
VERDENERO
2009
pagine: 160
euro 14,00
ISBN 978-88-96238-06-6

giovedì 18 giugno 2009

"Cento watt per il prossimo miliardo di anni" di Erika Renda e Luigi Sertorio

Non c’è solo l’assalto per il controllo del petrolio da parte di chi è più forte, la ricerca di succedanei energetici a sostegno dello sviluppo, la denuncia per la salute della biosfera violata; a queste osservazioni e a queste domande deve corrispondere o contrapporsi un pensiero globale. Si deve partire da lontano, toccare il fondo oscuro e tornare a vedere le cose dall’alto. Questo saggio non propone dei palliativi immediati ma un modo di pensare.


Luigi Sertorio, fisico, socio dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali, ha lavorato al cern di Ginevra, e negli Stati Uniti all’Institute for Advanced Study di Princeton e al Los Alamos Laboratory. Per tre anni è stato direttore di programma alla Divisione per gli Affari Scientifici della Nato. È autore di oltre novanta pubblicazioni scientifiche; tra i suoi libri ricordiamo Thermodynamics of Complex Systems (Plenum Press, 1991).


Erika Renda collabora con Luigi Sertorio nel programma di Ecofisica e divide il suo tempo fra i libri e l’esplorazione marina.

"Cento watt per il prossimo miliardo di anni"
di Erika Renda e Luigi Sertorio
BOLLATI BORINGHIERI
Anno 2008
Collana «Temi»
Prezzo €16,00
136 Pagine

Il professor Luigi Sertorio verrà intervistato mercoledì 24 giugno, alle ore 21.15, da Monia Benini, Presidente della Lista Civica Nazionale "Per il Bene Comune". Temi di discussione, l'esperienza del fisico nucleare a Los Alamos, lo studio del Superphoenix e l'inopportunità del ritorno al nucleare per l'Italia.
L'intervista si potrà seguire in diretta sulla web tv di "Per il Bene Comune" a questo indirizzo: www.mogulus.com/perilbenecomune.

mercoledì 17 giugno 2009

"Il gioco della verità" di Andrea Carraro

Nessuno scrittore come Andrea Carraro sa inginocchiarsi, in quanto scrittore, davanti al male di una maturità frustrata e disamorata. La violenza dei suoi personaggi è spesso inesplosa; e, quando esplode, trova le sue vittime già esauste, con gli occhi rossi e la voce strozzata.

Questi racconti ci dicono qualcosa di definitivo sul “male oscuro” della piccola-borghesia italiana, incarcerata in reticenze e rabbie covate troppo a lungo, e in tristi ritualità di un benessere di facciata. Ecco, dopo le prove magistrali de Il branco, La lucertola e Il sorcio, a cosa si sono ridotti i borgatari di Pasolini e i borghesi di Moravia. Eccoli, aggressivi e taciturni, aggirarsi in una enorme zona grigia di malessere, dove il borghese quartiere Trieste equivale al litorale romano “senza mare”; eccoli, infelici e senza sogni, sopravvivere “a reddito fisso”, trascinandosi da un silenzio all’altro, sfuggendo a ogni vera sociologia.

Perché il “realismo” di Carraro – un realismo che mai utilizza gli “effetti speciali” del realismo estremo: il sangue, la violenza gratuita, il “basso” ideologico – è anzitutto un realismo psicologico, di chi conosce i miseri segreti della maturità, gli abissi calmi del disamore e i gesti compulsivi privi di sentimenti. Anche il tremendo “gioco della verità” che Carraro mette in scena, svelando miserie e tradimenti dei suoi personaggi, porta sempre la narrazione nei territori del silenzio: un silenzio vile e angoscioso, infine esausto. Con Carraro, proprio nel mentre i suoi uomini crollano a terra, la vita diventa ancora sopportabile, perché la grigia esistenza viene d’improvviso illuminata dall’apertura – a ventaglio, come uno squarcio di luce – della verità della scrittura.

Proprio quest’assenza di infingimenti, questa lingua grigia e solida come il ferro, questo sguardo impudico e fermo, rendono ancora chiare e possibili, nell’opera di Carraro, parole difficili come “realtà” e “verità”.
Andrea Di Consoli

Andrea Carraro (Roma, 1959) è autore di A denti stretti (1990), Il branco (1994; inizialmente pubblicato per intero, unico caso dopo Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia, sulla rivista "Nuovi Argomenti"), L´erba cattiva (1996), La ragione del più forte (1999), La lucertola (2001), Non c´è più tempo (2002) e Il sorcio (2007). Da Il branco, nel 1994, Marco Risi ha tratto l´omonimo film. Carraro scrive anche per il cinema, la radio e i giornali, tra cui "Il Messaggero" e "Repubblica".

www.andreacarraro.com

"Il gioco della verità"
di Andrea Carraro
Edizioni Hacca
Pagine: 216
Prezzo: 14,00
ISBN: 978-88-89920-25-1
Anno: marzo 2009
collana Novecento.0


Il libro verrà presentato mercoledì 17 giugno, alle ore 18.30, presso la Libreria "Rinascita" di Roma, in Via Prospero Alpino, 48 (zona Ostiense). Con l'autore, Andrea Carraro, interverranno Filippo La Porta, critico letterario e saggista, Paolo Di Paolo, critico letterario e scrittore e Andrea Di Consoli, critico letterario e scrittore.

martedì 16 giugno 2009

"Censura 2009" di Peter Phillips & Project Censored

Come ogni anno, Nuovi Mondi si occupa di informazione e giornalismo. Lo fa con “Censura 2009. Le 25 notizie più censurate”, l’annuario curato da Peter Phillips e Project Censored sulle notizie che avrebbero dovuto occupare le prime pagine dei giornali del mondo e che invece sono state del tutto ignorate.



Per trent’anni Project Censored ha raccolto notizie importanti che i principali gruppi mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle più piccole e frammentarie informazioni.

Anche quest’anno, Censura ci ricorda che la missione imprescindibile di un giornalista in un paese democratico non cambia e non deve cambiare: il controllo delle istituzioni al potere. Tuttavia, “l’informazione come cane da guardia del potere” appare sempre più spesso, purtroppo, un precetto astratto.

Secondo l’analisi di Project Censored, gli elementi che concorrono a limitare la missione dei giornalisti sono varie, tra cui: forzature ideologiche, la struttura degli organi d’informazione, il potere degli inserzionisti e la cosiddetta pratica del giornalismo “obiettivo” che, paradossalmente, intralcia i media proprio nella ricerca delle verità fondamentali.

Inoltre, in aggiunta alle informazioni la cui conoscenza cambierebbe la percezione degli eventi e le idee della gente, Project Censored passa in rassegna anche le notizie frivole che hanno occupato i media di tutto il mondo sottraendo tempo e spazio alle VERE notizie.

Qualche esempio?
• L’eterna saga di Brintey Spears.
• Paris Hilton va in prigione
• La figlia di Anna Nicole Smith e la sua eredità
• I gemelli di Brad Pitt e Angelina Jolie
• Alec Baldwin insulta sua figlia.

Project Censored è un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo “del giornalismo indipendente in una società democratica”. Nasce nel 1976 da un'idea di Carl Jensen, docente di Scienze della Comunicazione presso la Sonoma State University, California, e dal 1996 è guidato da Peter Phillips, docente di Sociologia e da molto tempo attivo in organizzazioni no profit.

"Censura 2009"
di Peter Phillips & Project Censored
Pagine: 380
Lingua: Italiano
Prezzo: 19.50 euro
ISBN: 9788889091647
Edizione: Nuovi Mondi

lunedì 15 giugno 2009

"Che cosa sono io" di Arnaldo Benini

Il cervello alla ricerca di sé stesso.

«Conosci te stesso»: è questa forse l’essenza dell’umano. Per rispondere all’imperativo inciso sul tempio di Delfi, l’umanità usa da sempre gli strumenti dell’introspezione ma anche quelli delle scienze e della filosofia.

Di recente, gli straordinari sviluppi delle neuroscienze ci hanno fornito una grande quantità di informazioni sul funzionamento del nostro cervello. Per alcuni, questa ricerca ci porterà assai rapidamente a sciogliere uno dei grandi enigmi della natura: quello della coscienza. L’autocoscienza è solo il frutto di un intrico di cellule, molecole e impulsi elettrici? La nostra mente è un prodotto elettrochimico dell’evoluzione? E ancora, il cervello umano può comprendere sé stesso, senza scontrarsi con i limiti invalicabili dell’autoreferenzialità?

Attingendo alle più recenti ricerche scientifiche – ma appoggiandosi anche a una vasta cultura umanistica – Arnaldo Benini coglie con esemplare chiarezza i punti d’incontro e le distanze tra le scienze dure, a cominciare dalle varie branche della medicina (e delle nuove tecniche di neuroimaging), e le scienze umane, dalla psicologia alla filosofia. Raccogliendo e selezionando una grande mole di informazioni, ci guida alla scoperta di noi stessi – o meglio, di quello che oggi possiamo davvero sapere su noi stessi. Che cosa sono io parla il linguaggio della scienza e cerca di coglierne i limiti, sempre restando lontanissimo dalle fumisterie di chi relega l’autocoscienza in una sostanza inafferrabile e inconoscibile.

Arnaldo Benini (Ravenna, 1938) è docente di neurochirurgia e neurologia all’Università di Zurigo ed è stato primario di neurochirurgia alla Fondazione Schulthess di Zurigo. Ha pubblicato saggi su Mieczyslaw Minkowski (di cui ha tradotto il saggio sull’afasia dei poliglotti), su Vesalio, sulla fisiologia del dolore di Cartesio, sul medico napoletano D. Cotugno, che per primo ha descritto la sciatica, su Oliver Sacks. Ha curato l’edizione italiana di due libri di Karl R. Popper. Ha scritto saggi sull’eutanasia nella coscienza del medico, sui problemi etici della genetica e sullo stato vegetativo permanente. Inoltre sul giovane Benedetto Croce, su Thomas Mann, su Jakob Wassermann (di cui ha tradotto l’autobiografia) e sulla questione ebraica nella Germania del primo dopoguerra.

"Che cosa sono io"
Il cervello alla ricerca di sé stesso
di Arnaldo Benini
GARZANTI
Le Forme
160 pagine
€ 13.00
ISBN 978881160085-5